"Un altro mondo non solo è possibile, ma sta già prendendo forma.
Nelle giornate di calma, posso sentire il suo respiro.

Arundhati Roy


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domenica 8 gennaio 2012

La storia del paese che coltiva TUTTA la sua verdura



Traduzione a cura di Daniel Iversen e Lorenzo Micali

Bisogna ammetterlo, sembra essere uno dei piu sconsiderati atti criminosi, e anche il piu sfrontato.. All’esterno della stazione di polizia nella cittadina vittoriana di Todmorden, West Yorkshire, ci sono in rilievo tre grandi aiuole. Se le aveste visitate qualche mese fa, le avreste trovate stracolme di cavoli, carote, lattughe, cipolle primaverili, insomma, di ogni sorta di verdura e foglie di insalata.
Oggi le aiuole sono vuote. Come mai? La gente ha passeggiato sopra il piazzale della stazione di polizia in pieno giorno e ha preso le verdure. E cosa stanno facendo i poliziotti riguardo a questo furto sfacciato commesso sotto i loro nasi? Un bel niente, e questo non è molto corretto.
“Ho visto dalla videocamera di sorveglianza alcune persone mentre arrivavano e le raccoglievano” afferma il responsabile d’ufficio Janet Scott, con un sorriso enorme.
Il sorriso che spiega tutto.
Così i “ladri di verdure” non sono per niente ladri. Le carote della stazione di polizia – e le migliaia di verdure nelle 70 grosse aiuole intorno alla città – stanno lì per essere prese. Le persone del posto sono stimolate ad aiutarsi a vicenda. Un po’ di pomodori qui, una manciata di broccoli là. Se sono di stagione, sono loro. Gratis.
Dunque ci sono (o meglio c’erano): lamponi, albicocche e mele lungo il sentiero del canale; ribes nero, ribes rosso e fragole dietro lo studio medico; fagioli e piselli all’esterno del college; ciliegie nel parcheggio del supermercato, menta, rosmarino, timo e finocchio nei pressi dell’ospedale.
Gli orti sono il segno più visibile di un piano straordinario: rendere Todmorden la prima città nella nazione autosufficiente dal punto di vista alimentare.
“E noi vogliamo farlo entro il 2018” dice Mary Clear, 56 anni, nonna di 10 nipoti e co-fondatrice di “Incredible Edible” (incredibilmente commestibile)”, come viene chiamato il progetto.
“E’ un piano molto ambizioso. Ma se non miri a qualcosa in alto, puoi anche stare a letto, o no?”
Dunque cosa mi vieta di andare con una grossa borsa e prendere tutto il rosmarino nella città?
“Niente.” risponde Mary.
Cosa mi vieta di rubarmi tutte le mele?
“Niente.”
Tutti i vostri lamponi?
“Niente.”
Semplicemente, questo non accade, dice. “Abbiamo fiducia nelle persone. Noi crediamo veramente – siamo testimoni di ciò – che le persone sono oneste.”
Quando lei guarda un venditore d’affari che raccoglie i frutti per il suo pranzo, prova solo piacere. Che problema c’è, argomenta Mary, se una volta ogni tanto arriva qui con la scatoletta e scopre che tutte le fragole non ci sono più?
“Questa è una rivoluzione” afferma lei “ma noi siamo rivoluzionari gentili. Tutto ciò che facciamo è fondato sulla gentilezza.”
L’idea è venuta fuori dopo che lei e il co-fondatore Pam Warhurst, ex proprietario del “Bear Cafe” della città, iniziarono a discutere riguardo allo stato del mondo e a chiedersi cosa avrebbero potuto fare.
Hanno dedotto che tutto quello che potevano fare era di partire a livello locale, così riunirono un gruppo di persone, soprattutto donne, insieme in un bar.
“Quando gli uomini bevono, nei bar succedono sempre casini e risse, invece quando sono le donne a riunirsi insieme a bere un caffè succedono solo belle cose” dice Mary. “I nostri pensieri erano: si danno molte colpe al mondo, è colpa dei governi locali, dei politici, dei banchieri, della tecnologia – allora abbiamo pensato: facciamo noi qualcosa di positivo.”
Siamo in piedi in un parcheggio in centro. Mary indica delle tenute di case sulla collina e la sua faccia si illumina.
“I bambini passano di qui prima di andare a scuola. Abbiamo riempito le aiuole con dei finocchi e tutti loro hanno imparato che se dai un morso ai finocchi, hanno un sapore di caramelle alla liquirizia. Quando ho visto dei bambini mettere in bocca piccoli bocconi di erba, ho pensato soltanto una cosa: è brillante.”
Mi ha portato oltre il giardino di fronte casa sua, qualche metro più in la. Tre anni fa, quando “Incredible Edible” fu avviato, fece una cosa molto inusuale: abbassò il muro che c’è di fronte,  affinché stimolasse i passanti ad entrare nel giardino e a servirsi di qualsiasi verdura si loro gradimento.
“C’erano dei cartelli che chiedevano alle persone di prendersi qualcosa dall’orto ma ci sono voluti sei mesi alla gente per capire che ciò era davvero possibile” dice. Ora ci sono arrivati.
Ovviamente, solo qualche piccolo centro trasformato in orto – ma nemmeno migliaia di essi – potranno mai sfamare da soli una comunità di 15.000 abitanti.
Le patate alla stazione di polizia però funzionano come dei sergenti di reclutamento, atti ad incoraggiare i residenti a coltivare il proprio cibo a casa.  Oggi, centinaia di cittadini, che iniziarono ad aiutarsi a vicenda per la verdura comunale, sono ormai sulla via per raggiungere l’autosufficienza. Ma fuori sulla strada, che cosa viene piantato? e dove?
C’è della gentilzza anche in questo.
“Il controllore alla stazione dei treni, che era tanto amato dai paesani, è stato poco bene. Prima di morire gli abbiamo chiesto: “Qual è la tua verdura preferita, Reg?” Erano i broccoli. Così abbiamo piantato letti memoriali di broccoli alla stazione. Anche alla fermata successiva, a Hebden Bridge, dove Reg era molto amato, hanno piantato dei broccoli in sua memoria.
“Non tutte le trame sono – come si può dire in maniera delicata? – ufficiali”
Prendete i cespugli di erbe aromatiche sul canale. Chi lo gestisce, quelli della “British Waterways”, non avevano idea che gli abitanti del luogo avessero seminato le piante in quella zona fino a quando un ufficiale non ha ispezionato quell’area prima della visita del principe del Galles lo scorso anno (Charles è un grande fan di “Incredible Edible”).
Estelle Brown, un ex designer d’interni che ha ha preso parte alla semina, ricevette  una email dalla British Waterways.
“Ero un pò preoccupato di aprirla” ha detto “Ma c’era scritto “Come si costruisce un’aiuola sollevata? Perchè il mio capo ne vuole una fuori dalla finestra del suo ufficio”
“Incredible Edible” è anche qualcosa di più: si tratta di educare le persone sul cibo, e stimolare l’economia locale.
Ci sono lezioni su come raccogliere e conservare la frutta, corsi per fare il pane, e il college locale offre una BTEC in orticultura. L’idea è che i giovani cresciuti lungo le strade di campagna possano fare carriera in agricoltura.
Fondamentalmente il programma è anche quello di aiutare le imprese locali.
“The Bear”, un negozio e una meravigliosa cafetteria con una stupenda facciata in stile vittoriano, prende tutti i suoi ingredienti dagli agricoltori entro un raggio di 50 chilometri.
C’è un brillante mercato tutti i giorni. Qui la gente può mangiare bene e con prodotti locali, e centinaia di persona lo stanno già facendo.
Nel frattempo, alla scuola locale è stato assegnato recentemente un assegno da 500.000 sterline, concessi per promuovere una pescheria in grado di fornire cibo per la gente del posto e insegnare abilità utili ai ragazzi.
Jenny Coleman, 62 anni, che si è sistemato qui da Londra, spiega: ”Abbiamo bisogno di fare qualcosa per i giovani. Se hai 18 anni, ci deve essere un’adeguata risposta alla domanda: per quale motivo voglio restare a Todmorden?”
Il giorno che la visitai, la città era scossa da una fredda tempesta. Eppure il posto irradiava calore. Le persone parlavano tra di loro per strada, i vicini ci passavano accanto con la macchina, sorridendo. La frase “siamo tutti sulla stessa barca” ci balena subito in testa.
Quindi che razza di posto è Todmorden (conosciuta nel posto, senza eccezioni, come Tod)? Se pensate che sia popolata da nonne borghesi, ripensateci. Non è nemmeno la mecca di qualche facoltoso club di golf.
Situata nella Pennine valley – la strada che attraversa la città fa da confine tra lo Yorkshire e il Lancashire – è un vibrante mix di etnie, classi sociali ed età. Un terzo delle famiglie non possiede un’automobile e un quinto non dispone di riscaldamento centralizzato. Potete farvi una villetta a schiera con cinquanta mila sterline o spenderne quasi il doppio per una villa con sette camere da letto. E, secondo Pam Warhurst,  il progetto ha portato la comunità ad avvicinarsi.
Un esempio: “La polizia ci ha detto che da quando il tutto è iniziato, c’è stata una costante diminuzione di atti vandalici” dice. “Non ci aspettavamo questo”:
Allora come mai è accaduto?
Pam dice: ‘Se si prende uno spiazzo d’erba di norma utilizzato come pattumiera e per far fare i bisogni ai cani, e lo si trasforma in un luogo pieno di erbe e alberi da frutta, la gente non lo danneggia. Penso che siamo programmati a non danneggiare il cibo.”
Pam calcola che un progetto come Incredible Edible potrebbe prosperare in tanti altri luoghi. “Se la popolazione è di tipo transitorio è difficile, ma se ci sono scuole, negozi, giardini e spiazzi verdi, si può fare”. Iniziative analoghe sono in fase di sperimentazione in 21 altre città del Regno Unito, e c’è stato interesse persino da parte di alcuni posti in Germania e Spagna, a Hong Kong e in Canada. E, questa settimana, Mary Clear, ha tenuto una conferenza per un gruppo di deputati al palazzo Westminister, sede del parlamento inglese.
Todmorden è stata vistata da un urbanista della Nuova Zelanda, al lavoro per ricostruire il suo paese dopo il terremoto di febbraio.
Mary dice: “ Lui è tornato dicendo “Perchè non costruire la stazione dei treni con verdure ed erbe da raccogliere? Perchè non costruire un centro benessere con dei meleti?
“Quello che abbiamo fatto non è stato particolarmente intelligente. Semplicemente non è stato fatto prima d’ora”
L’ultima parola va un outsider. Joe Strachan è un ricco americano ex direttore di vendite che ha deciso di stabilirsi a Todd con la moglie scozzese, dopo molti anni in California. Ha 61 anni ma ne dimostra 40. Si è attivato con Edible Incredible sei mesi fa, e scavare, seminare e fare le spremute non potrebbe renderlo piu felice.  Mi trovo accanto a lui, al riparo dalla pioggia battente. Perchè, mi chiedo, qualcuno abbandonerebbe il sole della California per tutto questo?
La sua risposta riassume un pò quello che la gente ha capito qua intorno.
“C’è della nobiltà a far crescere del cibo e permettere alle persone di condividerlo. C’è la sensazione che stiamo facendo qualcosa di significativo, oltre che lamentarci che lo stato non può prendersi cura di noi. “Forse abbiamo tutti bisogno di imparare a prenderci cura di noi stessi”.


Fonte: http://lospiritodeltempo.wordpress.com

giovedì 5 gennaio 2012

Ma cos'è questa crisi...?

Etimologia della parola "CRISI" (Krisis in greco): dal greco KRINO = separo o (fig.) decido : "momento che separa una maniera di essere da un'altra differente".   
Insomma, un cambiamento.






Il brano che segue è tratto dal libro "Il mondo come lo vedo io" (1934) di Albert Einstein, e scritto in riferimento alla crisi del 1929.

"Non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi può essere una grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.

La creatività nasce dall'angoscia
come il giorno nasce dalla notte oscura.
E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.


La vera crisi è l'incompetenza. Il più grande inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita ai propri problemi.

Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
 

Senza crisi non c'è merito.
E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno,
perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla,
e tacere nella crisi è esaltare il conformismo.
Invece, lavoriamo duro.

 


Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa,
che è la tragedia di non voler lottare per superarla."

Albert Einstein








sabato 24 dicembre 2011

Il potere di LoveJoy

Lovejoy è una piccolissima cometa (una pallina di ghiaccio di appena 200 metri di diametro) che il 15 dicembre ha sfiorato il sole e attraversato indenne una zona con temperature di 1 milione di gradi, particelle e radiazioni. Contro ogni previsione (era data per spacciata), Lovejoy ha compiuto un giro intorno al sole ed è riapparsa come se niente fosse, lasciando tutti a bocca aperta e circondandosi di un alone di mistero....
 
E tanto per chiarire il concetto (che è meglio infischiarsene delle previsioni) ha deciso di mostrarsi a noi in tutta la sua straordinaria bellezza.


Immagine di Vello Tabur

Forse quello che sta tentando di dirci è che per superare alla grande anche le prove più estreme non sono indispensabili chissà quali equipaggiamenti, ma "solo" 2 cose: Love e Joy
Che questi due grandi doni vi accompagnino sempre e ovunque.... è il nostro augurio per il 2012.

 

Love & Joy

SestoCielo

domenica 13 novembre 2011

Amare il Mondo


Ci impegniamo, noi e non gli altri,
unicamente noi e non gli altri,
né chi sta in alto, né che sta in basso,
né chi crede, né chi non crede.
Ci impegniamo:
senza pretendere che gli altri si impegnino per noi,
senza giudicare chi non si impegna,
senza accusare chi non si impegna,
senza condannare chi non si impegna,
senza cercare perché non si impegna.
Se qualche cosa sentiamo di "potere"
e lo vogliamo fermamente
è su di noi, soltanto su di noi.
Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
si muta se noi ci facciamo nuovi,
ma imbarbarisce
se scateniamo la belva che c'è in ognuno di noi.
Ci impegniamo:
per trovare un senso alla vita,
a questa vita
una ragione
che non sia una delle tante ragioni
che bene conosciamo
e che non ci prendono il cuore.
Ci impegniamo non per riordinare il mondo,
non per rifarlo, ma per amarlo.
Bertolt Brecht

Fonte immagine: web

venerdì 11 novembre 2011

L'Inizio



L'inizio è come l'alba di un giorno non ancora vissuto,
carico di promesse, eppure già sognato.
L'inizio è come un piccolo seme che promette una spiga.
L'inizio è il disegno dipinto del tuo nuovo volto. 
 
Aquila Bianca

Fonte immagine: web

giovedì 27 ottobre 2011

La crisi finanziaria & il Genio Collettivo - Come possiamo trasformare questo momento di crisi?

 Grazie alla capacità organizzativa di Ellen Bermann (presidente di Transition Italia) e al sostegno  di “Carimate in Transizione”  lo scorso sabato si è svolto un incontro con Nicole Foss (The Automatic Earth) su ”LA CRISI FINANZIARIA & IL GENIO COLLETTIVO”
L' intervento si trova QUI , insieme al link per andare a vedere i risultati (“instant report”) dei workshops del pomeriggio, tenuti con il metodo meravigliosamente efficace del”Open Space Technology
 



Di Ellen Bermann
resoconto di sabato 22 ottobre

E’ un periodo di grandi trasformazioni in cui le crisi in atto ci chiederanno una notevole capacità di adattamento. Sono diverse le componenti che incidono ma i moventi che avranno maggiore incisione, soprattutto a breve termine, saranno le dinamiche dal punto di vista energetico e finanziario. Uno scenario di depressione deflazionistica unito ad una crisi energetica – con forte influenza reciproca.
Iniziamo a fare qualche riflessione preliminare sull’energia e su quanto la complessità della nostra attuale società globalizzata sia stata resa possibile proprio grazie alla disponibilità energetica (petrolio) a basso prezzo. Se le società pre-industriali vivevano nei limiti dell’energia corrente disponibile (energia dal sole immagazzinata sotto forma di biomassa), le società industriali e post-industriali invece si sono potute sviluppare grazie all’energia ereditata dal passato, cioè le risorse fossili. Ora queste risorse fossili hanno raggiunto il cosiddetto picco e quello che rimane sarà sempre più oneroso e difficile da estrarre. Le scoperte di petrolio hanno “piccato” negli anni sessanta e da quel momento di petrolio ne è stato sempre scoperto meno, mentre la curva di produzione è arrivata al picco proprio in questi anni.
Un concetto importante da comprendere è l’energia netta disponibile, definita dall’EROI (Energy returned on energy invested). Agli albori dell’industria petrolifera il rapporto era 100:1 (se investivamo 1 di energia ne ricavavamo 100), oggi invece siamo a circa 10:1 e sta scendendo costantemente. Il livello minimo per mantenere in funzionamento la nostra società complessa è stimato a 5:1. Se confrontiamo l’andamento dell’energia lorda con quella netta sulla curva a campana di Hubbert possiamo notare che nel tratto ascendente (prima del picco) le due curve sono veramente poco discostate l’una dall’altra ma la storia cambia dopo il picco (quando la curva declina). Siamo costretti a investire sempre maggiore percentuale dell’energia ricavata per produrre altra energia e mantenere il sistema.  Confrontando poi gli EROI abbiamo poi l’amara constatazione che ne le energie rinnovabile ne il nucleare ha rapporti incoraggianti in grado di garantirci che il ” business as usual” possa continuare ancora per molto.
L’energia disponibile determina le attività economiche ed è proprio l’energia abbondante che abbiamo avuto a disposizione che ha a sua volta creato l’enorme bolla finanziaria all’interno della quale ci troviamo. Ogni bolla finanziaria, una volta creata segue la propria dinamica e prima o poi … scoppia. E quando scoppia la bolla finanziaria trascina con se tutto il resto del sistema.  Le bolle sono dei sistemi piramidali (Ponzi schemes), auto-limitanti, dove chi entra per primo guadagna mentre tutti quelli che arrivano dopo perdono tutto e anche molto in fretta. Gli schemi piramidali creano quindi ricchezza virtuale tramite la speculazione. La responsabilità è delegata al “cliente” (caveat emptor). 
 I mercati non si comportano in modo razionale ed efficace ma sono guidati dalle percezioni e dalle emozioni. Non ci sono informazioni veritiere – nemmeno da parte degli  ”esperti” di borsa ed economia. Il comportamento è gregario, dove nella fase espansiva prevale l’avidità e la speranza (se uno compra comprano tutti gli altri anche se nessuno sa esattamente cosa stia facendo) mentre in fase di contrazione prevale la paura (se uno vende anche gli altri vendono presi dal panico). Il mercato è il principale indicatore di dove stia andando l’economia reale.
Non è la prima bolla finanziaria, anche se questa è gigantesca ed ha iniziato a gonfiarsi a partire dal 1982, quindi cresciuta per 30 anni.
Una prima bolla risale addirittura al 1300 e rotti, proprio qui in Italia, che ha coinvolto il sistema bancario veneziano e fiorentino dell’epoca. Mentre altre bolle o manie storiche sono state quelle dei tulipani (Olanda 1637), della compagnia dei mari del sud (Inghilterra 1722), e la grande crisi del 1929 negli Stati Uniti d’America. Interessante notare nei grafici che ogni volta la fase di crollo è sempre stata molto rapida (la curva precipita quasi in verticale) con un valore di mercato degli asset (beni) che cade sempre al di sotto del punto di partenza di quando la bolla ha avuto inzio. Quindi quella attuale potrebbe portare gli attuali valori (immobili, ecc.) al livello degli anni settanta (se vogliamo essere ottimisti).
Proviamo ora a capire cosa significano termini come “INFLAZIONE” e “DEFLAZIONE”:
L’inflazione e la deflazione NON sono indicatori di prezzi che salgono o scendono, ma inflazione significa un aumento della massa monetaria e del credito in relazione a beni e servizi disponibili, mentre la deflazione è il contrario. Prezzi in salita o in discesa sono quindi indicatori di cambiamenti nella disponibilità monetaria. Prezzi adattati ai cambiamenti nella disponibilità monetaria sono prezzi reali e cambiamenti nei prezzi reali mostrano cambiamenti nel potere d’acquisto.
L’inflazione monetaria taglia la torta della ricchezza in fette più piccole e l’espansione del credito crea invece eccessive rivendicazioni sulla ricchezza reale alla base.
Il credito attualmente eccede il 95% dell’effettiva disponibilità monetaria.  Come se in cento stessimo facendo il gioco delle sedie musicali e quando si ferma la musica tutti ci precipitiamo sull’unica sedia disponibile – ovviamente solo uno riuscirà a sedersi mentre gli altri restano fuori. Per cui estinguere le eccessive rivendicazioni significa deflazione!
Quindi quello che ci aspetterà è che intere classi di beni avranno un valore reale inferiore in quanto il valore virtuale in eccesso sparirà.
Cosa succede quindi in uno scenario di deflazione?
Risposta: Il credito sparisce, la disoccupazione aumenta, i salari calano. Certo, cadranno anche i prezzi ma il potere di acquisto scenderà più velocemente dei prezzi. Questo significa che tutto diventerà velocemente meno accessibile. E una % più grande di una massa monetaria più piccola cercherà di procurarsi i servizi essenziali. Vedremo quindi aumentare tutti i costi reali, ma quelli dei beni vitali ancora più velocemente.
Quello che conterà sarà il valore del denaro liquido relativo a beni e servizi. Con la caduta dei prezzi, il valore del denaro liquido aumenterà ed avere capitale in liquidità permetterà a reggere il colpo. Le persone saranno però molto restie a spendere perché sarà difficile guadagnare.
In questo scenario sarà quindi molto di più il denaro “a riposo” che quello circolante e sarà come se mancasse il lubrificante che permette al motore di funzionare.
Ora consideriamo alcuni aspetti come il debito totale degli Stati in relazione al PIL, dove quasi tutti gli Stati mostrano una percentuale oltre il 100% (471% per il Giappone, 466% per la Gran Bretagna, 366% per la Spagna, 323% per la Spagna, 315% per l’Italia, 285% per la Germania). L’unica nazione messa meglio sembra essere la Russia in quanto è al 71%. Il debito aggregato ha diverse componenti (governo, aziende, famiglie e banche). Per l’Italia prevale l’indebitamento da parte dello Stato, mentre, buon notizia, le famiglie risultano meno indebitate.
Il problema dell’Italia è che sta crescendo lo Spread dell’Italia nei confronti dei bond tedeschi e i CDS (Credit Default Swaps), cioè assicurazioni (scommesse) sul possibile fallimento dell’Italia. Pertanto il costo dei prestiti rischia di arrivare a livelli insostenibili.
Ma tutta l’Europa è nella m…. (scusate l’espressione scurrile !) Le disparità regionali sono molto forti come soprattutto l’antagonismo del centro verso la periferia. La moneta unica impedisce variazioni nei tassi di cambio che assestavamo gli squilibri in passato. Il fatto è che il debito non può essere ristrutturato senza una crisi bancaria sistemica. Non c’è poi mandato politico per l’emissione di eurobonds e per istituire un’unione fiscale per cui pare che gli Stati non abbiano altra alternativa che proporre pesanti programmi di austerità. Solo che qui il cane si morde la coda: i programmi di austerità portano alla contrazione economica che a sua volta impedisce la restituzione del debito e porta alla fine al default. Diventa sempre più probabile la frammentazione caotica dell’Eurozona. Secondo Nicole è imminente l’uscita della Grecia, seguiranno a ruota Portogallo e Irlanda e seguiti dal resto della banda dei PIIGS, cioè Spagna e Italia. 
Ricapitoliamo la situazione del Belpaese: alto debito pubblico, rating che scende, tasso d’interesse in continuo aumento per cui ogni prestito diventa sempre più oneroso. Lo spread dei CDS aumenta perché si intuisce il rischio di default. In situazioni come queste aumenta il rischio di fuga di capitali per cui sarà sicuramente in arrivo il controllo sui patrimoni. Ci potrebbe essere il rischio di ri-emissione di moneta (la “Nuova Lira”?) con un costo probabile del 50% del PIL.
L’austerità costringerà alla contrazione e il tutto con un forte rischio di disperazione che potrebbe accentuare i disordini sociali.
Ci salverà la Cina ? Purtroppo no, i Cinesi non compreranno i debiti Italiani ma gli asset cioè gli importanti patrimoni nazionali. In Italia ci si lamenta sempre del sommerso mentre questa sostanziale economia “informale” potrebbe persino dare un aiuto quando le cose si metteranno veramente male in quanto denota delle relazioni forti e comunque presenti.
Le buone notizie per l’Italia sono un basso indebitamento delle famiglie ed una bassa dipendenza dal credito – sembrerà poco ma forse meglio di niente.
Come ricolleghiamo ora tutto questo nuovamente al discorso dell’energia ? 
Inizialmente si specula ed i prezzi delle materie prime salgono per la paura di scarsità che poi innesca un collasso della domanda dovuto alla mancanza del potere d’acquisto. Crollano quindi i prezzi. Quindi avremo una sovra-produzione temporanea.
Fattori che portano al collasso dell’offerta sono l’alto rischio e gli investimenti ridotti. Non ci sarà denaro per far fronte alla manutenzione delle infrastrutture energetiche e l’intero sistema trasporti sarà a rischio collasso. Assisteremo ad una grande volatilità dei prezzi ed accaparramento di risorse che renderanno ancora più acuti i fattori geopolitici. 
Ok, è una mazzata ….
Quale strategia adottare quindi ?
  • Minimizza il debito
  • Elimina la dipendenza dal credito
  • Tieni del contante o equivalenti
  • Orientati verso beni durevoli e cose che veramente servono (terra, attrezzi, tutto quello che può durare nel tempo)
  • Diffida del sistema bancario
  • Vendi azioni, proprietà immobiliari, gran parte delle obbligazioni, materie prime
  • Acquisisci un minimo controllo su quello che è essenziale (dove vivere, mangiare, bere, servizi essenziali)
  • Prendi in considerazione i metalli preziosi come assicurazione – compra oro (fisico, non certificati che sono carta straccia) solo se puoi tenerlo lì per almeno 20 anni – come è già successo nelle precedenti depressioni è probabile che gli Stati decreteranno la detenzione privata di oro come illegale.
  • Diventa tollerante ai rischi (i rischi saranno onnipresenti ma la vita dovrà continuare)
  • Trasforma le comunità virtuali in reali
  • Un approccio comunitario è sempre più forte di quello individuale
  • Metti insieme ad altre persone le risorse (tempo, competenze, entusiasmo, soldi) 
  • Considera l’approccio “Transition Towns”
  • Metti su banche del tempo, monete locali, orti comunitari
  • Lavora insieme ad altre persone per costruisce il capitale sociale

Le relazioni e la fiducia sono alla base della società!
Dobbiamo costruire un sistema robusto in quanto dipendenza significa vulnerabilità e guardare all’incertezza con flessibilità. La parola magica è resilienza ! 
Le organizzazioni di base devono prepararsi a rimpiazzare le funzioni delle istituzioni centralizzate che collasseranno. Il futuro appartiene a chi saprà adattarsi !
Come potranno essere i lavori a prova di depressione?
Meglio cercare di essere dalla parte non discrezionale dell’economia e non dipendere dai soldi “matti” di qualcun altro. Saper mediare tra le interazioni umane sarà importante come anche essere capaci di fornire beni e servizi essenziali.  Molto utile è sviluppare competenze pratiche come anche aver competenze in cure mediche di base. Saranno poi apprezzate le attività ricreative a poco costo.  Anche nei periodi di grandi depressioni storiche le persone spendevano parte dei pochi soldi che avevano per andare per esempio al cinema anche se avevano poco da mangiare. Imparare ad essere divertenti ed intrattenitori potrebbe aiutare a soddisfare i propri bisogni primari.
Una dimensione da non sottovalutare, anzi, da tenere in estrema considerazione, è il possibile aumento della paura e della rabbia collettiva. Il rischio è di cadere nella colpevolizzazione distruttiva e nella iper-reazione che potrebbe solo peggiorare ulteriormente la situazione. Le energie devono essere concentrate su attività costruttive e dobbiamo mettere in atto strategie ed attività per un’inoculazione psicologica positiva.
 Concludendo, ci aspetta un periodo di grandi cambiamenti dove ci sarà scarsità di denaro e poi di energia. Il “Business as usual” non sarà possibile e vedremo il collasso dei sistemi centralizzati. I consueti gruppi politici saranno molto vulnerabili e facilmente perderanno di legittimazione e credibilità.
Nella ricerca di soluzioni per questo periodo di trasformazione bisogna cercare di preservare la libertà di azione (sarà molto a rischio, le istituzioni centralizzate si stanno preparando ad un maggiore controllo sociale e possibile militarizzazione) perché questa sarà indispensabile per la presa di responsabilità da parte delle comunità locali, che devono essere rafforzate, per poter rispondere in modo creativo ai cambiamenti. Infine, dobbiamo cercare di resistere alla nefasta psicologia della contrazione ma nutrire la nostra parte psicologica e spirituale.
Ora dopo l’esposizione lucida di Nicole, il gruppo si trova ad elaborare oltre alle domande di approfondimento per ottenere maggiori delucidazioni da parte della nostra relatrice anche possibile soluzioni tramite l’Open Space. La domanda che stimola le riflessioni è infatti “Come possiamo trasformare questo momento di crisi ?”
La plenaria dell’Open Space parte in modo vulcanico e in poco più di 5 minuti si raccolgono quasi 20 proposte di discussione delle quale verranno elaborate 14.

Quanto è stato discusso lo trovate nel sopramenzionato Instant Report.

Bello ed emozionante anche il circolo di chiusura di fine lavori. Abbiamo passato una bellissima giornata insieme, abbiamo stretto contatti, costruito reti, raccolto idee. Cosa dire – se andiamo avanti così non ci sarà crisi che tenga. Forse iniziamo finalmente a comprendere che “Siamo noi quelli che stavamo aspettando” Ebbene sì, amo questa frase ….

 Fonte: http://carimateintransizione.wordpress.com

venerdì 21 ottobre 2011

Uscire dalla gabbia


[Anthony De Mello, Il pensiero positivo]
 
In questo nostro mondo siamo un pò tutti dei folli, cioè agiamo senza troppo buon senso, specialmente a livello spirituale.
Ci è stato insegnato a considerare noi stessi come dei contenitori vuoti, che hanno bisogno di essere gradatamente riempiti. A questo pensano la religione, l’educazione e i tanti condizionamenti che riceviamo in continuazione dalla società e, in generale, dall’ambiente che ci circonda. «Non far questo perché è peccato». «Non dire quello perché non sta bene». «Non fare quell’altro perché è sconveniente».
Quante proibizioni riceviamo fin dall’infanzia! E quante ingiunzioni a fare invece tante altre cose, soltanto perché la morale comune, la moda, l’etichetta, gli usi e costumi richiedono quel determinato comportamento. Siamo come ingabbiati, imprigionati in una rete di “fare” e “non fare”, “dire” e “non dire”, perfino “pensare” e “non pensare”.
Questa rete è stata costruita da altri esseri umani che si sono arrogati il diritto di decidere, stabilire certe norme e sono stati poi così in gamba da farsi ubbidire un pò da tutti. Così sono nate le consuetudini di vita comune, sia a livello fisico che psicologico e perfino spirituale. Siamo in prigione e ci siamo ormai abituati così bene al nostro stato di prigionieri che non pensiamo neppure alla possibilità di essere liberi padroni di noi stessi e delle nostre scelte.
Se capita ogni tanto che qualcuno si rende conto della pania in cui si trova avviluppato, comincia a smaniare per liberarsene. E allora soffre per tutte le costrizioni cui deve sottostare e disperatamente cerca la forza di spezzare le sbarre della gabbia. Non si rende conto che essa è inesistente, è cioè una creazione psicologica e intellettuale che esiste solo in quanto la nostra accettazione le dà vita.
Nel momento in cui dico: «Non ci credo più», essa si dissolve istantaneamente.

Cerco in mille modi di liberarmi, di aprire la porta e non mi accorgo che è già aperta. Se riesco a convincermi che tutto ciò che devo fare è provare a girare la maniglia, vedrò che non è mai stata chiusa.
Basta che io dica con convinzione “no”, oppure “sì”, “voglio”, “posso”, e la mia potenzialità di spirito libero e creatore si innalzerà al di sopra della gabbia delle convenzioni e dei condizionamenti, li attraverserà come se fosse nebbia che si dissolve al sole della conoscenza, della consapevolezza, della verità.

Rendiamoci finalmente conto che la porta è aperta. Proviamo a bussare, o a tentare di girare la maniglia e vedremo che i battenti dell’autodeterminazione e dell’illuminazione si spalancheranno dinanzi alla nostra coscienza.
La dottrina, cioè l’istruzione e l’educazione di qualsiasi genere, non dovrebbe mai essere fine a se stessa. Se certe nozioni ci vengono fornite per condizionare la nostra mente, per formare un bagaglio culturale a cui attingere regolarmente, diventano uno schermo che ci separa dalla nostra effettiva capacità di apprendimento.
La dottrina non deve insegnarci che «questo è così e basta». Deve invece direi: «Questa è la base che ti serve per costruire la tua idea».
 
Se riusciamo a tagliare i legami che ci tengono strettamente avvinti alla religione e alle tradizioni, cominceremo a distinguere quanto di buono si trova in esse. Potremo scegliere quello che va bene per noi, ciò che troviamo adatto a essere adoperato per l’edificazione del nostro personale sistema di vita, che non può essere uguale a nessun altro.
                                                     
I principi sono gli stessi, siamo d’accordo. Ogni religione e gran parte dei sistemi filosofici, politici e sociali espongono idee di grande valore. Ed è bene farne tesoro. Quando però si arrogano il diritto di dirigere la mia vita punto per punto, dicendomi quello che posso o non posso fare, definendo la punizione, sia fisica che spirituale, che mi aspetta se non òttempero ciecamente alle istruzioni, mi permetto di dissentire energicamente.
Nel nostro mondo la gente a tutti i livelli, e specialmente quelli che hanno in mano le redini del comando, diffidano di chi è capace e desideroso di ragionare con la propria testa, perché lo vedono come una minaccia alla loro autorità.
Le pecore non pensano a sovvertire la gerarchia del gregge. Quando gli arieti si sono messi d’accordo a suon qualcosa simile a un involucro. Viviamo nel nostro bozzolo, incapaci di vedere al di là dei nostri preconcetti.
Tali preconcetti non sono innati. La nostra mente, fin dalla nascita, subisce uno stillicidio continuo di informazioni che hanno lo scopo di “educarla”, cioè renderla conforme alla vita della comunità. Queste informazioni, che ci vengono trasmesse dalle fonti più svariate, ma tutte ugualmente potenti, come la scuola, la famiglia, l’ambiente sociale, la religione, creano un vero e proprio schermo intorno al nostro cervello.
Ci troviamo così condizionati, cioè programmati a dare determinate risposte a determinati stimoli. Se temo una certa cosa, la mia risposta, cioè la mia reazione, sarà direttamente dettata dal condizionamento ricevuto.
Potrò perciò comportarmi da vile, da temerario, da aggressivo, da indifferente e così via. Le reazioni sono infinite, dato un determinato stimolo, perché infiniti, o quasi, sono i programmi che possono essere stati inseriti nella nostra mente fin dalla più tenera età. Anche l’esempio ricevuto da altri, una semplice immagine, una parola udita per caso, hanno contribuito ad arricchire il nostro “computer” mentale.

Adesso però siamo adulti. Siamo quindi capaci di vedere se il “programma” che dirige la nostra vita non è più rispondente alle nostre esigenze. Se decidiamo che, in effetti, non lo è, non siamo obbligati a tenercelo per sempre. Ogni condizionamento può essere eliminato e sostituito con un altro di nostra scelta.
È esattamente lo stesso procedimento che usiamo con il computer in ufficio, o la lavatrice per la quale selezioniamo un diverso programma a seconda dei capi che dobbiamo lavare. Se si lascia tale programma immutato, resterà così per sempre. Se decidiamo che non ci serve più, o non ci piace più, o abbiamo un’idea migliore, possiamo imparare come cancellarlo e riprogrammare il tutto secondo le nostre attuali esigenze.

lunedì 17 ottobre 2011

Across The Universe



Attraverso L'Universo

Le parole stanno scivolando fuori come una pioggia infinita in una tazza di carta
Scivolano selvaggiamente e si disperdono nell'universo
pozze di dolore, onde di gioia alla deriva nella mia mente aperta
possedendomi e accarezzandomi
Jai guru deva om.

Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo

Immagini di luci spezzate danzano davanti a me come milioni di occhi
Mi chiamano attraverso l'universo
Pensieri vagano come un vento irrequieto dentro una cassetta della posta
Cadono alla cieca mentre seguono la propria strada attraverso l'universo
Jai guru deva om.

Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo

Suoni delle ombre ridenti dell'amore fischiano attraverso le mie orecchie aperte
Incitandomi e invitandomi
Amore senza limite e senza fine che splende attorno a me come un milione di soli
Mi chiama attraverso l'universo
Jai guru deva om.

Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo

Jai guru deva om,
Jai guru deva om,
Jai guru dava om.


martedì 11 ottobre 2011

16 ottobre 2011: Giornata Nazionale degli Abbracci e meditazione mondiale per l'Italia


Giornata Nazionale degli Abbracci e meditazione mondiale per l'Italia!
Domenica 16 Ottobre 2011 Umani in divenire inaugura la prima giornata nazionale degli abbracci.
L'energia che si genera in un luogo in cui si regalano abbracci ai passanti è qualcosa di straordinario che solo chi ha vissuto può comprendere. Chi lo ha già sperimentato sa bene quanta energia si sprigiona quando le anime si aprono, abbracciandosi. Ci sono attivisti che si organizzano saltuariamente in varie città. Spesso molti vorrebbero partecipare ma non possono viaggiare o, peggio ancora, non sanno nemmeno dell'evento. Ragion per cui ci mobiliteremo insieme in questo giorno, ciascuno dalla propria città, per regalare abbracci all'intera nazione. Ciascuno dunque, in base al luogo in cui si trova, scelga una specifica piazza o strada di ritrovo e ci comunichi dati, contatti e indirizzi a: contattaci@umaniindivenire.it
Inseriremo i dati di tutti sulla mappa nazionale degli abbracci sulla piattaforma di Umani in Divenire in mdo da ricoprire l'intero territorio nazionale: http://umaniindivenire.grou.ps/567466

L'intento deliberato di un tale evento congiunto che sfocia in un abbraccio collettivo che coinvolge un'intera nazione, ha degli effetti così potenti da generare un gigantesco campo di energia unificato capace di frantumare molte barriere inducendo così molti ad aprirsi.

Nella stessa data avrà luogo una meditazione mondiale con l'Energia Preghiera focalizzata sull'Italia per alzare il livello vibratorio degli italiani favorendo l'apertura delle emozioni in coloro che si incontreranno quel giorno. Tra gli oltre due milioni di disha giver nel mondo che aderiranno e le associazioni che collaborano con Umani in divenire, stimiamo di superare ad oggi i 3 milioni di partecipanti. Ciascuno si adoperi per diffondere l'evento in ogni dove con tutti i network e con ogni genere di canali di diffusione per avere il massimo afflusso.

La giornata nazionale degli abbracci congiunta alla meditazione mondiale, fanno di questo avvenimento un'occasione unica in cui possiamo causare effetti senza precedenti in noi e nel mondo intero che saranno anche il preludio per attivare gli altri obiettivi in programma.
Diffondi il più possibile questo messaggio e attivati da ADESSO per ESSERE il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!
N.B. Puoi caricare liberamente il video sul tuo canale e diffonderlo come meglio credi opportuna.
link alla pagina ufficiale dell'evento: http://umaniindivenire.grou.ps/567466
Per informazioni visita la nostra piattaforma: www.umaniindivenire.it
o scrivici a: contattaci@umaniindivenire.it
Fonte: Umani in Divenire

giovedì 1 settembre 2011

Immaginazione


Decidete quello che volete diventare
Decidete in quale mondo volete vivere

giovedì 25 agosto 2011

Quando la Società è una Torre di Babele

Torre di Babele,  Pieter Bruegel, 1563

Solo in apparenza gli uomini hanno risolto 
il problema della vita collettiva. 
Se, esteriormente, essi hanno formato delle nazioni, 
organizzato società i cui membri si sostengono a vicenda, 
dove tutti sono al servizio di tutti e possono approfittare di ogni cosa, interiormente essi restano isolati, aggressivi, ostili gli uni verso gli altri. 
Tutti i progressi che sono riusciti a realizzare nella vita materiale, 
nel campo dell'organizzazione e delle tecnica, 
non hanno saputo trasferirli nella vita interiore. 
Ecco perché, malgrado tutti questi progressi, 
l'umanità soffre ancora degli stessi mali: guerra, miseria, fame, 
oppressione e in proporzioni fino ad oggi sconosciute.
 Bisogna ormai comprendere che i veri miglioramenti 
si avranno solo grazie a un profondo cambiamento della mentalità. 
È sul piano psichico e spirituale che gli uomini devono sentirsi legati 
in modo da riuscire a formare l'unica, vera società: 
la fratellanza universale interiore. 
Quando ciascun individuo si sforzerà di raggiungere 
la coscienza superiore dell'unità, allora le società, 
i popoli e le nazioni cominceranno a vivere 
nella pienezza e nella libertà.


Omraam Mikhael Aivanhov

lunedì 18 luglio 2011

Dalle tenebre alla Luce



Di Carla Parola


Dalle tenebre alla luce è un viaggio affascinante che riguarda ognuno di noi, un viaggio per riuscire a vivere passando dalla polarità negativa alla polarità positiva.
Per polarità negativa si intende il pessimismo, l’ansia, la paura, il controllo, la non sicurezza di sé; per polarità positiva si intende l’ottimismo, la sicurezza di sé, la gioia, l’impegno costruttivo e tutto quello che ci può far star bene e ci può rendere la Vita migliore.
Vi invito a concentrarvi perché questo è un viaggio che deve riguardare situazioni, emozioni che avete vissuto, perciò cercate dentro di voi quello che in questo momento vi viene offerto.
Visualizzatevi al buio, in  una stanza buia, senza conoscenza di voi stessi, senza punti di riferimento. Non siete però disorientati per questo.
Nessuno vi ha mai detto che c’è la Luce, nessuno vi ha mai dato punti di riferimento, non conoscete altra situazione  se non questa: il buio, direi quasi il nulla.
Fino a che la vostra Mente non pensa, questo è uno stato accettabile; nel momento in cui la vostra Mente inizia a pensare, subentra la Paura.
Cominciate a farvi delle domande: cosa ci faccio qui? Che cosa avrò attorno a me? Una domanda soprattutto vi preme: chi sono? Cosa sono?
Nel buio non mi sono mai visto, mai percepito, eppure la Mente inizia a insinuare queste domande.
Le domande scatenano  la Paura, il Panico perché non siete in grado di rispondere.
I vostri occhi si stanno abituando a questo buio, ma la vostra Mente continua a fare domande. Voi, abituati al buio, iniziate a intravedere qualcosa: vi state spostando qua e là, toccate qualche oggetto, mettete le mani sul vostro viso: avete due occhi, il naso, la bocca, le orecchie… Non date neppure nomi a tutto questo, però cominciate a percepire che tutto questo c’è.
La Paura si fa però più forte perché non riuscite a capire, c’è qualcosa dentro di voi che vuole più di due occhi, un naso, una bocca, due orecchie… C’è qualcosa che vuole il senso di tutto questo: a che cosa servono? Perché sono lì? E soprattutto: voi siete queste cose o siete molto altro?
Prendere coscienza di queste prime cose può avere due effetti: Paura che accompagna la curiosità di sapere di più e Terrore di trovare qualcosa che non sapreste gestire, di cui non conoscete l’origine e forse neppure l’uso che se ne può fare. Quindi la Paura e la Confusione aumentano e questa è la polarità negativa.
Oppure questa curiosità vi porta a voler sapere di più pensando che non siete in un mondo ostile. Non avete fatto voi gli occhi, il naso, la bocca… Li avete trovati. Se non sapete a che cosa servono avete il tempo per capirlo.
Chi può aver fatto qualcosa di tanto bello, per ora sconosciuto a voi? È  comunque un qualcosa che voi non sareste stati in grado di fare: lo state solo scoprendo.
Allora la vostra curiosità viene accompagnata da un  senso di Riconoscenza: un riconoscere che c’è qualcosa che ha potuto fare ciò che voi non sareste stati in grado di fare.
Questa è la polarità positiva.
State riconoscendo che ciò che siete è frutto di qualcosa di superiore a voi.
Il secondo passo è accettare tutto ciò che avete trovato, che fa parte di voi, accettarlo per scoprirne gli usi e i lati migliori.
Questa è nuovamente la polarità positiva.
Oppure potete iniziare a contrastare tutto questo perché non è come voi avreste voluto.
Forse volevate tre occhi, due bocche… E allora iniziate a contestare, a non ricercare l’uso di quello che avete trovato,  ma a cercarne solo i difetti.
Questa è la polarità negativa.
Lo stesso meccanismo si ripete ogni giorno, ogni momento nei vostri pensieri.
Davanti agli eventi che la Vita vi porge avete sempre due possibilità: gestirli con la polarità positiva oppure con quella negativa.
Nella polarità positiva voi avete fiducia nella Vita, sapete che vi sta insegnando qualcosa, sapete di essere parte dell’Evoluzione e quindi aderite a questa Evoluzione, cercando l’insegnamento anche quando è doloroso; siete disponibili a farvi usare dall’Evoluzione e perciò, attraverso quello che vivete, apportate all’Evoluzione il vostro contributo.
Potete invece usare la polarità negativa  e dire che a voi quell’esperienza, quell’evento non doveva capitare, non vi serviva perché  voi andate bene come siete.
Se le cose continuano ad andare come NON avevate previsto, malgrado tutti i controlli che mettete in moto, date la colpa agli altri, alla sfortuna, alla società, a tutto quello che è esterno a voi: non vi mettete in discussione.
Questa è la polarità negativa.
A questo punto una riflessione talmente semplice da essere banale: può la Vita andare contro se stessa? Può farvi del male per il gusto di farvi del male?
Può mettervi alla prova senza fornirvi gli strumenti per superarla?
Può l’Evoluzione mettervi in condizioni di disperazione assoluta perché la prova che vi ha dato è decisamente superiore alla vostra capacità di gestirla?
La risposta è NO.
A tutte queste domande la risposta è NO.
La Vita non va contro se stessa, l’Evoluzione è perfetta, sa dove deve andare, e voi siete strumenti che la Vita e l’Evoluzione usano per far progredire l’Universo tutto. 
Quando il pensiero diventa negativo, quando la prova sembra troppo grande, quando il carico che stiamo vivendo sembra sproporzionato per le nostre forze bisogna fermarsi, togliere questo carico dalle nostre spalle, metterlo a terra, osservarlo e poi sedercisi sopra.
Allora interviene la Vita, l’Evoluzione, la vostra parte migliore, che finalmente ha la possibilità di agire  perché voi non tenete più così stretto il carico, e allora finalmente arriva la soluzione.
Questo è vivere con la polarità positiva.
Nella polarità negativa tutto si complica: pure se nell’evento che la Vita vi presenta c’è la soluzione (perché OGNI evento ha in sé la soluzione), non riuscite a vederla, perché iniziate a piangervi addosso, a vedere la situazione più grande di quanto non sia e comunque superiore alla vostra capacità di gestione. Questo fa sì che l’evento, che non è riuscito a portarvi l’insegnamento, richiami altri eventi che hanno il compito di porgervi l’insegnamento che non avete capito, e perciò diventa una Vita tutta in salita, complicata, fino a farvi concludere con la frase “capitano tutte a me”.
È verissimo, ma non per malignità, cattiveria della Vita: semplicemente perché siete ostinati, non volete capire ciò che la Vita vi sta dicendo, insegnando in quel momento.
Nella polarità positiva  non ci sono solo Gioia e Allegria, ma anche prove impegnative, percorsi “pesanti”, però la capacità di gestirli esiste se la prima cosa che si fa è cercare l’insegnamento; capito questo, la soluzione si manifesta e non ci si attira più altre prove dello stesso tipo: si è interrotto un percorso.
Passare dalle tenebre alla luce è trasmutare quello che è dentro di noi dalla polarità negativa a quella positiva.
Lo stesso evento, la stessa situazione possono essere vissute con polarità diverse.
La scelta spetta a voi.
In questo momento in cui tutto sembra complicato, le persone sono disorientate, la Paura del futuro è una componente che sta serpeggiando nella società, il rifugio migliore è la polarità positiva, il capire che se siamo su questa scia la Vita ci guiderà sempre e - se anche avremo delle difficoltà - queste saranno accompagnate da soluzioni e soprattutto adeguate a noi, perché tali le sentiremo.
Non penseremo che sono superiori alla nostra capacità di gestirle e le gestiremo al meglio.
Questo è il Regno dei Cieli, quello che Cristo ci ha portato, non dicendoci che arriverà, ma dicendoci: “vi porto il Regno dei Cieli”.
Il Regno dei Cieli è vivere con la vibrazione del divino attivata in noi, con la frequenza più alta che l’essere umano possa esprimere su questa Terra a tre dimensioni, e soprattutto vivendo in Armonia, armonizzandosi con l’Universo e quindi con gli altri, sentendosi parte di un Tutto: non una cellula staccata, vagante, che non prende nutrimento dal corpo, ma una cellula di un corpo amoroso che ci nutre, che ci invia ossigeno, che ci dà tutto ciò che ci serve.
Mettete in voi questa Consapevolezza: se sono qui su questa Terra è perché il mio percorso è di Evoluzione. La Vita ha permesso che io fossi qui in questa condizione, in questo posto, in questo momento perché sa che ciò è giusto per me.
È questo un pensiero che va esercitato dalla mattina alla sera: capire che ogni attimo, ogni respiro deve essere un dono che facciamo all’Evoluzione. Siamo scesi per questo: aiutare l’Evoluzione del pianeta e quindi di tutto l’Universo.

Fonte: www.carlaparola.org

Introduzione alla M.P.A. (Meditazione Profonda e Autoconoscenza) presso l'Ecovillaggio di Corricelli




"Meditare il Respiro è meditare il Vento che respiriamo"
(Mariano Ballester)
Le Associazioni "SestoCielo", "Basilico" e "M.P.A." (Meditazione Profonda e Autoconoscenza) propongono alla Rete Valbisenzio in Transizione un' iniziativa di  introduzione alla meditazione secondo il metodo MPA, curata dalla guida  Mario Rogai.

L'iniziativa è riservata ai membri della Rete Valbisenzio in Transizione, e sarà ospitata dagli amici di "Basilico" presso l'Ecovillaggio di Corricelli, immerso nel bosco della Valle Mezzana (Valle del Bisenzio, Prato, Toscana). 
L'idea di condividere in gruppo la pratica della meditazione è maturata nel contesto di altre iniziative organizzate dalla Rete: corso di Comunicazione Empatica, Mercatino del Baratto, Festa di Primavera a Gricigliana...in occasione di questi incontri alcuni membri della Rete hanno espresso il bisogno di curare maggiormente l'aspetto interiore della Transizione, anche attraverso Discipline Olistiche che offrano supporto nel cammino di servizio (a volte un po' stressante...) e possibilità di condividere esperienze di crescita personale.
La giornata  individuata  per l'incontro è  quella di venerdì 22 luglio  con inizio intorno alle ore 10.30, interruzione ore 13.00 (circa) per il pranzo condiviso (che si svolgerà nei termini consueti alle nostre iniziative: ognuno porta cibo e bevande secondo le proprie possibilità), ripresa pomeridiana verso le 15.30 e conclusione per le 17.30 circa. L'incontro si svolgerà all'aperto (salvo maltempo). 
Non è previsto alcun costo per la partecipazione: Mario Rogai offre gratuitamente la propria esperienza di guida M.P.A.
Per informazioni sulla M.P.A. clicca qui

giovedì 30 giugno 2011

Il coraggio di Amare


Misera è questa società e misero è ogni individuo che agisce per timore e riverenza verso le leggi e le punizioni connesse. Finché avremo bisogno e ci nasconderemo dietro le leggi per evitare di affrontare noi stessi ed un reale e totale cambiamento interiore, non avremo alcun reale cambiamento nel mondo. La sola legge è la legge dell'Amore. Nonostante le sue asperità, è l'unica che concede reale Dignità all'essere umano e rappresenta un Valido motivo per vivere più forte della legge dell'uomo perché resiste nel tempo e nello spazio.. ed è dell'uomo la natura stessa.
Agisci attraverso il tuo cuore, abbine il coraggio e non avrai più bisogno di alcuna legge. Esso sta al di sopra. La Vita, la Vita vera è per gli arditi, per i temerari che si arrischiano ad entrare e a vivere nello spazio del Cuore. Questo è il vero coraggio! Abbracciamo ogni individuo e amiamoci! Dimenticando la diversità di colore, di razza o di credo, perché l'unica cosa che conta è AMARCI, RISPETTARCI E ACCETTARCI PER QUELLO CHE SIAMO!!!
Riscopri l'amore incondizionato perché più darai amore e più ne riceverai.
Un abbraccio immenso a tutti gli esseri viventi che sanno amare!
By Aiyanadivinespark

Perchè no?



“Tu vedi delle cose e dici: perche'? Ma io sogno cose mai viste e dico: perche' no?” 
George Bernard Shaw

sabato 11 giugno 2011

Io scelgo

 
Scelgo di vivere per scelta, e non per caso. 
Scelgo di fare dei cambiamenti, anzichè avere delle scuse. 
Scelgo di essere motivato, non manipolato. 
Scelgo di essere utile, non usato. 
Scelgo l'autostima, non l'autocommiserazione. 
Scelgo di eccellere, non di competere. 
Scelgo di ascoltare la voce interiore, e non l'opinione casuale della gente. 
La scelta è mia e scelgo di arrendermi al volere della mente Divina, poichè nell'arrendermi sono vittorioso.   

Pier Paolo Pasolini

martedì 24 maggio 2011

La Transizione Interiore: costruire il nuovo nel guscio del vecchio paradigma

Quando intraprendiamo il percorso del cambiamento pensiamo quasi esclusivamente ai concreti passi da compiere, ma trascuriamo il nostro mondo interiore fatto di credo e valori altrettanto importanti per la riuscita del cambiamento: ignoriamo infatti che sono proprio questi il principale ostacolo alla via del successo.


Per questo motivo il movimento “Transition Town” – comunità che puntano ad una riconversione ecologica, in grado di essere autosufficienti rispetto all’esterno per quanto riguarda il cibo, l’energia e le attività economiche, in considerazione del picco del petrolio e del cambiamento climatico – dedica una notevole parte del proprio pensiero e del proprio programma agli elementi psicologici, emotivi e spirituali: perché si rende conto che la loro comprensione è fondamentale per compiere quel cambiamento paradigmatico richiesto per passare da una società basata sui consumi e sulla crescita industriale perpetua a una società a sostegno della vita. L’ispirazione e l’ausilio vengono presi in gran parte dall’importante lavoro che Joanna Macy, l’ottuagenaria ecofilosofa che si occupa di ecologia profonda, ha svolto su questi temi, esplorando innanzitutto il sistema valoriale alla base della nostra società attuale.


Intervista a Joanna Macy

I tuoi workshop su “Il lavoro che riconnette” sono riusciti a mobilitare e dare supporto a tante persone nonché attivisti. Hai notato dei cambiamenti significativi negli approcci e riscontri durante gli anni più recenti?

Le persone che vengono ai miei workshop o anche solo alle mie presentazioni, dove cerco sempre di inserire una parte di lavoro esperienziale, sembrano pronte per muoversi in fretta, per ritornare in collegamento con le dimensioni emozionali, psicologiche e spirituali, come se si stessero mettendo in contatto con la loro coscienza interiore, rendendosi conto che questa nostra civiltà ha preso una strada sbagliata, almeno negli ultimi decenni. Sono pronte per uscire dalla bolla di illusioni e delusioni che li aveva resi insensibili ai veri bisogni del mondo. Stanno tirando fuori tutto il loro coraggio.

Durante questi tempi molto difficili, con una profonda crisi ecologica ed economico-finanziaria, molte persone iniziano a prevedere un collasso sistemico. Cosa sta succedendo, per esempio, negli Stati Uniti?

Qui, negli Stati Uniti, c’è molta paura e rabbia per il collasso economico. Il Governo, con nostro disappunto ma probabilmente per ragioni inevitabili, sta cercando di supportare il mercato finanziario e le regole di Wall Street – che si sono dimostrati incapaci di rispondere ai bisogni reali delle persone e del mondo naturale.

Il rischio di un panico collettivo è molto alto. Come vedi tutto ciò?

Alcune persone permangono in uno stato di paura e sperano che il sistema possa essere “aggiustato”, mentre sempre più persone diventano pronte per plasmare una nuova società a sostegno della vita. Lo fanno in due modi: iniziano a lavorare in modo molto creativo e collaborativo a livello locale, come succede all'interno del movimento Transition Towns, e cercando nuove soluzioni per l’uso del suolo, del cibo, dell’autosufficienza energetica ecc. Io lo chiamo “costruire il nuovo nel guscio del vecchio paradigma”, il quale è destinato a morire perché oltre a non funzionare ed essere autodistruttivo, causa innumerevoli sofferenze. Le persone però nel frattempo non aspettano che il sistema dominante sparisca, ma creano il nuovo e lo stanno già facendo – mentre noi, qui, parliamo – così come lo vediamo nelle Transition Towns oppure negli ecovillaggi.

Ma a livello nazionale e globale cosa può essere fatto?

Dobbiamo cercare di influenzare le politiche nazionali e collettive. Proprio recentemente si sono creati dei nuovi “think tank” – gruppi che studiano i vari settori delle politiche pubbliche, con un’attenta analisi della politica sociale, dell’economia, la scienza e la tecnologia – anche a Washington, impegnati nella creazione di un’agenda per una nuova economia. A questo proposito consiglio il nuovo libro di David Korten, Agenda for a new economy, in cui l’autore ripropone l’idea di Richard Heinberg, che suggerisce di lavorare a livello locale preparando delle “scialuppe di salvataggio” oltre a stabilire passi e politiche molto concreti e articolati sia a livello nazionale che internazionale che permettano il cosiddetto passaggio da “Wall Street” a “Main Street”. Wall Street ha depauperato la nostra ricchezza quindi dobbiamo cambiare il sistema. I risparmi delle persone sono semplicemente spariti, motivo per cui si prevedono sommosse popolari ecc., che contribuiscono a creare uno scenario alquanto apocalittico.

Quali prospettive vedi quindi?

Vedo che nelle Transition Towns, come in tanti aspetti del “Great Turning” (La grande svolta), le persone si stanno riappropriando di modi di vita collaborativi e si cercano, come era in uso tante generazioni fa. La caratteristica di questi tempi è l’orrenda incertezza, il fatto che potrebbe andare bene o male. Potremmo arrivare alla grande svolta o alla grande disfatta e, in questo caso, saremo sopraffatti da carestie ed evacuazioni dovute al picco del petrolio e al cambiamento climatico. Oppure, possiamo cercare di accelerare la nuova e immensa rete di interconnessioni, alla base di una società più decente.Non posso dire alle persone che tutto andrà per il meglio, dobbiamo essere sinceri perché è un momento di disperazione e di grande pericolo. Dobbiamo appellarci alla nostra intelligenza e al nostro coraggio e liberarci di quelle nozioni legate a privilegi e diritti acquisiti, lasciando emergere anche la saggezza indigena e ancestrale. A volte penso che non abbiamo speranza di sopravvivere, però ogni volta che interagisco con le persone con cui lavoro nei workshop mi sento più sollevata.

In effetti, quando si è in posizione di incoraggiare qualcuno possiamo nutrire una grande speranza o una sorta di panico, testimoniando un brusco cambiamento da uno stato d’animo all’altro. Penso che questo duplice atteggiamento sia molto diffuso ed è importante riconoscerlo e capire quanto è utile. È molto utile poter sentire la paura perché ci aiuta a capire quello che sentono anche le altre persone e conduce a sentimenti di compassione e di rispetto per quello che gli altri stanno vivendo. Avere sempre un atteggiamento estremamente fiducioso non sarebbe molto utile perché le persone non si fiderebbero. Invece, in questo momento, è naturale mostrare le ferite e le sofferenze che questi tempi ci infliggono e le perdite che si stanno producendo – perdiamo le specie, gli ecosistemi, la civiltà, le lingue – questo lo sappiamo! Il lutto che sentiamo è più che comprensibile. Imparare a rendere onore a questa sofferenza, che è uno degli obiettivi chiave dei miei workshop – cioè onorare il dolore per il mondo – ci da resilienza.

Quando si pensa a una società che sostenta la vita, viene posta tanta attenzione su questioni molto pratiche come energia, utilizzo del suolo, inquinamento ecc., mentre le dinamiche psicologiche ed emotive vengono trascurate. Come si spiega tutto ciò?

È vero. Siamo stati condizionati culturalmente a separare queste cose, ma quando lasci parlare sia il cuore che la mente le persone sanno rispettare e apprezzare l’onestà e l’integrità.

Il movimento delle Transition Towns, che ha contagiato anche l’Italia, ha tratto notevole ispirazione proprio dal tuo lavoro sulla transizione interiore vero?

In effetti il mio lavoro calza come un guanto il lavoro sulla transizione. Quando ho lavorato con Rob Hopkins – ex insegnate di permacultura capostipite delle Transition Towns nel Regno Unito[N.d.R.] – la scorsa Pasqua a Findhorn, abbiamo fatto un workshop di due giorni su “Il lavoro che riconnette” e poi abbiamo proposto una conferenza sull’energia positiva e sulla strategia da applicare a livello locale. Rob stesso ha successivamente coinvolto dei miei colleghi che svolgono questo lavoro in Gran Bretagna.

A volte si avverte una sorta di pressione sul tempo, perché tutto sta terribilmente accelerando e si sentela necessità di muoversi in fretta senza sapere come attenersi a questo ritmo di cambiamento. Questo spaventa molto. Penso che la sensazione descritta sia alquanto condivisa da persone che vedono l’accelerazione degli effetti del cambiamento climatico, mentre permane invece una sorta di cecità collettiva. Bisogna cercare di ricordare che ci sono dei cambiamenti che stanno avvenendo nella psiche della nostra specie e che si stanno manifestando molto in fretta. Io sono stata in giro per molto tempo e quest’anno compio ottanta anni (è incredibile – mi sento ancora come se ne avessi 40!). Questo mi permette di vedere la velocità del cambiamento che si fa strada all’interno di quelle menti umane che si rendono conto che la Terra è un essere vivente e che noi le apparteniamo e possiamo appoggiarci alla rete della vita per prendere forza. Solo tre decenni fa nessuno ne parlava mentre ora se ne parla ovunque negli Stati Uniti – è veramente una grande rivoluzione non solo scientifica ma spirituale. Dobbiamo renderci conto che non sta succedendo solamente a noi – non siamo solo noi a essere pronti per un cambiamento, pronti per sviluppare nuove capacità, intelligenza ecologica e una relazione con altri esseri viventi. Certo, tutto questo non viene detto nei canali mediatici dominanti, nelle chiese e nelle grandi istituzioni.

Pensi che questo stia succedendo anche al di fuori dei paesi occidentali come la Cina o il Medio Oriente?

Non so. Ma, per esempio, l’ho sentito molto forte in Giappone, dove sono stata qualche mese fa: lì molte persone hanno avvertito il fallimento del sistema capitalistico, che sta distruggendo la vita, quindi è destinato a crollare su se stesso. Noi dobbiamo cercare di essere pronti a cavalcare quest’onda.

Qual è il tuo sogno per il futuro?

Il mio sogno è che si possa riscoprire la bellezza della collaborazione con altri esseri umani e riprendere un senso di venerazione per la Terra e che lo si possa fare in tempo! Spero che possano esserci dei posti dove si possa conservare un po’ di quello che abbiamo appreso durante i millenni passati – come la musica, le arti, le pratiche spirituali – a beneficio delle generazioni del futuro. Non penso che possiamo cambiare l’intero sistema globale, ma il mio sogno è che possiamo formare una sorta di vivai interconnessi, degli alveari di buonsenso, per ritornare a una relazione positiva con la Terra. Non credo che siamo arrivati fino a qui per estinguerci completamente come specie. IL LAVORO A LIVELLO LOCALE E' TERRIBILMENTE IMPORTANTE perché ben presto non saremo più nella posizione di connetterci a lunghe distanze.

È uno scenario che fa paura in effetti ...Ma possiamo usare la nostra ansia per attuare la nostra trasformazione, non abbiamo altra scelta. Non è stupefacente? Eccoci qui, due donne che vivono sulla parte opposta del globo, che si parlano, ma potrebbero non avere più la possibilità di incontrarsi. Ma è così bello poter collaborare insieme, agendo ognuna a servizio della vita. I nostri antenati non avrebbero mai potuto immaginare una situazione così. I miei genitori pensavano che tutto sarebbe proseguito come sempre. Dobbiamo imparare a essere insieme anche a lunga distanza, in una sorta di connessione psico-emozionale: così, quando senti nuovamente una sensazione di panico, prova a immaginare il mio cuore a supporto del tuo, per il benessere di tutti. Proviamoci.


Articolo estratto dalla rivista Consapevole n°20.