"Un altro mondo non solo è possibile, ma sta già prendendo forma.
Nelle giornate di calma, posso sentire il suo respiro.

Arundhati Roy


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giovedì 5 gennaio 2012

Ma cos'è questa crisi...?

Etimologia della parola "CRISI" (Krisis in greco): dal greco KRINO = separo o (fig.) decido : "momento che separa una maniera di essere da un'altra differente".   
Insomma, un cambiamento.






Il brano che segue è tratto dal libro "Il mondo come lo vedo io" (1934) di Albert Einstein, e scritto in riferimento alla crisi del 1929.

"Non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi può essere una grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.

La creatività nasce dall'angoscia
come il giorno nasce dalla notte oscura.
E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.


La vera crisi è l'incompetenza. Il più grande inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita ai propri problemi.

Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
 

Senza crisi non c'è merito.
E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno,
perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla,
e tacere nella crisi è esaltare il conformismo.
Invece, lavoriamo duro.

 


Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa,
che è la tragedia di non voler lottare per superarla."

Albert Einstein








sabato 24 dicembre 2011

Il potere di LoveJoy

Lovejoy è una piccolissima cometa (una pallina di ghiaccio di appena 200 metri di diametro) che il 15 dicembre ha sfiorato il sole e attraversato indenne una zona con temperature di 1 milione di gradi, particelle e radiazioni. Contro ogni previsione (era data per spacciata), Lovejoy ha compiuto un giro intorno al sole ed è riapparsa come se niente fosse, lasciando tutti a bocca aperta e circondandosi di un alone di mistero....
 
E tanto per chiarire il concetto (che è meglio infischiarsene delle previsioni) ha deciso di mostrarsi a noi in tutta la sua straordinaria bellezza.


Immagine di Vello Tabur

Forse quello che sta tentando di dirci è che per superare alla grande anche le prove più estreme non sono indispensabili chissà quali equipaggiamenti, ma "solo" 2 cose: Love e Joy
Che questi due grandi doni vi accompagnino sempre e ovunque.... è il nostro augurio per il 2012.

 

Love & Joy

SestoCielo

lunedì 5 dicembre 2011

A PROPOSITO DI DEMOCRAZIA


(R. Steiner, I retroscena spirituali del mondo esteriore. La caduta degli
 spiriti delle tenebre. Dornach, 28/10/1917, O.O. 177)


Scritto nel 1917!

“Tutti avranno certo sentito quel che certa gente va strombazzando nel mondo, e cioè che - la democrazia deve diffondersi in tutto il mondo civile; la democratizzazione dell’umanità porterà la salvezza; occorre sfasciare tutto affinché la democrazia si diffonda nel mondo -. 

Se la gente continua a vivere con i concetti che ha, gli unici che si permette di avere, movendo cioè solo dal concetto di democrazia, ne ha appunto qualcosa di paragonabile a quel concetto di uomo che spesso ricordo: un essere con due gambe e senza piume, vale a dire un gallo spennato. 
Quanto poco si conosce dell’uomo mostrando un gallo spennato, altrettanto poco si sa della democrazia limitandosi a glorificarla. Si prendono cioè i concetti per delle realtà. 
Così è allora possibile che l’illusione si metta la posto della realtà quando si tratta della vita umana, quando si assopiscono gli uomini con soli concetti. 
Essi credono allora che i loro sforzi tendono a che ognuno possa manifestare la sua volontà nell’ambito delle diverse strutture democratiche, e non notano che quelle strutture sono tali che sempre un paio di persone ne tirano i fili mentre gli altri vengono guidati. Poiché però viene sempre ripetuto che si è nella democrazia, non ci si accorge di essere guidati dai pochi che guidano. Tanto meglio i pochi possono guidare, quando tutti gli altri credono di esser loro a guidare e non di essere guidati. 
Con concetti astratti si può benissimo addormentare la gente e far credere il contrario della realtà. Così però possono operare appunto al meglio le potenze oscure. Se qualcuno poi si desta, non viene ascoltato.
E’ interessante come nel 1910 sia stata scritta una delle più belle frasi, e cioè che "Il grande capitalismo è riuscito a fare della democrazia lo strumento più meraviglioso, efficace e duttile per lo sfruttamento della collettività"

Di solito ci si immagina che i finanzieri siano nemici della democrazia, scrive l’autore di cui parlo, ma è un errore fondamentale. Ne sono anzi la guida e i coscienti sostenitori, perché la democrazia costituisce un paravento dietro il quale essi nascondono i loro metodi di sfruttamento; in essa trovano il miglior mezzo di difesa da eventuali insurrezioni popolari.

Ecco, uno che si era destato vedeva che il punto non è declamare la democrazia, ma scoprire la realtà; nulla dare in slogan, ma vedere come è la realtà. Oggi sarebbe tanto più necessario, perché allora si vedrebbe come da pochi centri siano in effetti guidati gli avvenimenti che dominano l’umanità in modo tanto spaventoso e sanguinoso. Non vi si arriverà se si continua a vivere nell’illusione... “
Immagini tratte dal Web (Metropolis, Fritz Lang)

lunedì 7 novembre 2011

Catastrofi annunciate


"Le gravi catastrofi naturali reclamano un cambio di mentalità che obbliga ad abbandonare la logica del puro consumismo e a promuovere il rispetto della creazione." (Albert Einstein)


"Don Gallo, cosa chiederebbe a Dio dopo l'alluvione di Genova?" "Gli chiederei perchè non ha dato a Mosè l'11° comandamento: rispetta la Natura"

Fonte immagini e testi: web

sabato 5 novembre 2011

Annie Leonard e le storie che nessuno vuole raccontarci

Annie Leonard è un' attivista statunitense, autrice del film online "La storia delle cose", un documentario che mostra i costi sociali ed ambientali del nostro sistema di produzione e consumo.
Il film è diventato un fenomeno di internet, ha generato oltre 12 milioni di spettatori in oltre 200 nazioni dalla sua data di lancio nel 2007. Annie sta ora lavorando ad un libro pubblicato dalla Free Press of Simon and Schuster nel marzo 2010. Altri suoi documentari in rete sono "La storia dell'elettronica", "La storia dei cosmetici", "La storia del Cap & Trade", "La storia dell'Acqua in bottiglia".
Annie ha passato quasi 20 anni investigando e analizzando questioni di carattere ambientale e giuridico. Ha viaggiato in 40 nazioni, visitato centinaia di fabbriche dove i nostri oggetti sono prodotti e le discariche dove vengono buttati. Testimoniando per prima l'impatto sia del sovraconsumo che del sottoconsumo, Annie si è dedicata fieramente alla bonifica e alla trasformazione del nostro sistema economico ed industriale affinché servissero, piuttosto che indebolire, la sostenibilità ecologica e la equità sociale.
Annie è attualmente la direttrice del progetto "La storia delle cose" . Prima di questo, più recentemente, Annie ha coordinato il gruppo dei Finanziatori per La Produzione ed Il Consumo Sostenibile, che cercano di affrontare gli impatti nascosti sull'ambiente e il sociale dell'attuale sistema consumistico basato sul fare, usare e gettare oggetti durante tutto l'arco della vita.
Annie ha anche lavorato con GAIA (Global Alliance for Incinerator Alternatives - Alleanza globale per l'alternativa agli inceneritori), Health Care Without Harm, Essential Action e Greenpeace International.
Annie è sul palcoscenico dei forum internazionali per la globalizzazione e GAIA e precedentemente è stata sul palcoscenico di Grassroots Recycling Network, the Environmental Health Fund, Global Greengrants India and Greenpeace India. Annie ha studiato al Barnard College, Columbia University ed ha lavorato da laureata nella pianificazione cittadina e regionale sia Cornell che a New York. Vive attualmente nell'area della baia della California.
Cresciuta a Seattle, ha vissuto New York City, Ithaca, Washington - DC, Dhaka, New Delhi.
Ha lavorato per Greenpeace International; Essential Action; Multinational Monitor magazine; Global Greengrants Fund; GAIA (Global Anti-Incinerator Alliance); Health Care Without Harm; The Funders Workgroup for Sustainable Production and Consumption.

Fonte: Wikipedia
Fonte immagine: expreacherman.wordpress.com

LA STORIA DELLE COSE 

Dall'estrazione delle materie prime fino alla vendita, all'uso e all'eliminazione come rifiuto tutte le cose che usiamo o compriamo influenzano la nostra vita, quella della nostra comunità e quella delle comunità lontane da noi (anche se spesso questa situazione non ci è chiara). "La storia delle cose" è uno sguardo veloce e concreto al risvolto meno noto e più oscuro dei nostri sistemi di produzione e consumo. Il documentario mostra quanto siano strettamente connessi i grandi problemi ambientali e quelli sociali, spronandoci a creare tutti insieme un mondo più sostenibile e giusto. V'insegnerà qualcosa e vi farà ridere... e potrebbe farvi cambiare per sempre il modo in cui pensate alle cose e agli oggetti nella vostra vita! 


LA STORIA DELL'ACQUA IN BOTTIGLIA

Annie Leonard ci racconta come l'acqua del rubinetto è diventata l'oro blu, come le aziende hanno " lavato il cervello" ai cittadini sul diritto all'acqua pubblica, creando un prodotto che le arricchisce e priva noi di un diritto fondamentale che ci spetta, e che invece molti credono di dover comprare. Come ci sono riuscite? Guardate un pò...


LA STORIA DELL'ELETTRONICA

Annie continua a parlarci dei meccanismi alla base dei processi produttivi. Ecco un approfondimento sulla storia dell’elettronica: ci spiega in 9 minuti come strumenti disegnati, pensati e progettati per finire in discarica (non per durare, essere riparati, riciclati e riusati) siano dannosi per l'uomo e per l'ambiente.

LA STORIA DEI COSMETICI

La storia dei cosmetici esamina, in modo semplice ed efficace, cosa si cela dietro il nostro consumo quotidiano di prodotti per l'igiene personale e non, quali: shampoo, creme, lozioni, profumi, saponi e detersivi.
Quante sostanze chimiche pericolose per la nostra salute e l'ambiente si nascondono nella nostra casa? E quali sono le possibili alternative?

E' possibile, ad esempio, cambiare qualche abitudine quotidiana, comprando prodotti con INCI migliori o con marchi ecologici certificati da organismi e associazioni di garanzia.  Oppure, se si ha tempo e voglia, è ancora più economico e salutare farseli in casa.

LA STORIA DEL CAP & TRADE

Il nuovo video informativo di Annie Leonard affronta il tema delle politiche ambientali, offrendoci uno sguardo critico ed illuminante sulla " buona fede" e la conversione all'ecologico di molte aziende e multinazionali... Esiste un modo per rinnovare la propria immagine e continuare ad inquinare e speculare sulle disgrazie provocate dai cambiamenti climatici? Guardate un pò...


Si ringraziano gli utenti di YouTube che hanno condiviso i filmati doppiati in Italiano

venerdì 28 ottobre 2011

People Have the Power!

 Fonte immagine: Photoblog




Le immagini qui

Baci e abbracci ai poliziotti "per protesta". È il singolare scenario della manifestazione nelle strade di Bogotà dove oramai da settimane va avanti la protesta degli studenti colombiani  che contestano la riforma scolastica proposta dal governo che prevede tagli dei fondi e investimenti dei privati nella scuola pubblica. In mezzo a slogan, striscioni, manette e bare di cartone che dovrebbero contenere "il defunto diritto fondamentale all'istruzione", alcuni studenti si sono avvicinati alla polizia: baci, abbracci, strette di mano e tanti sorrisi hanno sostituito gli scontri.
 


Fonte: Liquida.it

giovedì 27 ottobre 2011

La crisi finanziaria & il Genio Collettivo - Come possiamo trasformare questo momento di crisi?

 Grazie alla capacità organizzativa di Ellen Bermann (presidente di Transition Italia) e al sostegno  di “Carimate in Transizione”  lo scorso sabato si è svolto un incontro con Nicole Foss (The Automatic Earth) su ”LA CRISI FINANZIARIA & IL GENIO COLLETTIVO”
L' intervento si trova QUI , insieme al link per andare a vedere i risultati (“instant report”) dei workshops del pomeriggio, tenuti con il metodo meravigliosamente efficace del”Open Space Technology
 



Di Ellen Bermann
resoconto di sabato 22 ottobre

E’ un periodo di grandi trasformazioni in cui le crisi in atto ci chiederanno una notevole capacità di adattamento. Sono diverse le componenti che incidono ma i moventi che avranno maggiore incisione, soprattutto a breve termine, saranno le dinamiche dal punto di vista energetico e finanziario. Uno scenario di depressione deflazionistica unito ad una crisi energetica – con forte influenza reciproca.
Iniziamo a fare qualche riflessione preliminare sull’energia e su quanto la complessità della nostra attuale società globalizzata sia stata resa possibile proprio grazie alla disponibilità energetica (petrolio) a basso prezzo. Se le società pre-industriali vivevano nei limiti dell’energia corrente disponibile (energia dal sole immagazzinata sotto forma di biomassa), le società industriali e post-industriali invece si sono potute sviluppare grazie all’energia ereditata dal passato, cioè le risorse fossili. Ora queste risorse fossili hanno raggiunto il cosiddetto picco e quello che rimane sarà sempre più oneroso e difficile da estrarre. Le scoperte di petrolio hanno “piccato” negli anni sessanta e da quel momento di petrolio ne è stato sempre scoperto meno, mentre la curva di produzione è arrivata al picco proprio in questi anni.
Un concetto importante da comprendere è l’energia netta disponibile, definita dall’EROI (Energy returned on energy invested). Agli albori dell’industria petrolifera il rapporto era 100:1 (se investivamo 1 di energia ne ricavavamo 100), oggi invece siamo a circa 10:1 e sta scendendo costantemente. Il livello minimo per mantenere in funzionamento la nostra società complessa è stimato a 5:1. Se confrontiamo l’andamento dell’energia lorda con quella netta sulla curva a campana di Hubbert possiamo notare che nel tratto ascendente (prima del picco) le due curve sono veramente poco discostate l’una dall’altra ma la storia cambia dopo il picco (quando la curva declina). Siamo costretti a investire sempre maggiore percentuale dell’energia ricavata per produrre altra energia e mantenere il sistema.  Confrontando poi gli EROI abbiamo poi l’amara constatazione che ne le energie rinnovabile ne il nucleare ha rapporti incoraggianti in grado di garantirci che il ” business as usual” possa continuare ancora per molto.
L’energia disponibile determina le attività economiche ed è proprio l’energia abbondante che abbiamo avuto a disposizione che ha a sua volta creato l’enorme bolla finanziaria all’interno della quale ci troviamo. Ogni bolla finanziaria, una volta creata segue la propria dinamica e prima o poi … scoppia. E quando scoppia la bolla finanziaria trascina con se tutto il resto del sistema.  Le bolle sono dei sistemi piramidali (Ponzi schemes), auto-limitanti, dove chi entra per primo guadagna mentre tutti quelli che arrivano dopo perdono tutto e anche molto in fretta. Gli schemi piramidali creano quindi ricchezza virtuale tramite la speculazione. La responsabilità è delegata al “cliente” (caveat emptor). 
 I mercati non si comportano in modo razionale ed efficace ma sono guidati dalle percezioni e dalle emozioni. Non ci sono informazioni veritiere – nemmeno da parte degli  ”esperti” di borsa ed economia. Il comportamento è gregario, dove nella fase espansiva prevale l’avidità e la speranza (se uno compra comprano tutti gli altri anche se nessuno sa esattamente cosa stia facendo) mentre in fase di contrazione prevale la paura (se uno vende anche gli altri vendono presi dal panico). Il mercato è il principale indicatore di dove stia andando l’economia reale.
Non è la prima bolla finanziaria, anche se questa è gigantesca ed ha iniziato a gonfiarsi a partire dal 1982, quindi cresciuta per 30 anni.
Una prima bolla risale addirittura al 1300 e rotti, proprio qui in Italia, che ha coinvolto il sistema bancario veneziano e fiorentino dell’epoca. Mentre altre bolle o manie storiche sono state quelle dei tulipani (Olanda 1637), della compagnia dei mari del sud (Inghilterra 1722), e la grande crisi del 1929 negli Stati Uniti d’America. Interessante notare nei grafici che ogni volta la fase di crollo è sempre stata molto rapida (la curva precipita quasi in verticale) con un valore di mercato degli asset (beni) che cade sempre al di sotto del punto di partenza di quando la bolla ha avuto inzio. Quindi quella attuale potrebbe portare gli attuali valori (immobili, ecc.) al livello degli anni settanta (se vogliamo essere ottimisti).
Proviamo ora a capire cosa significano termini come “INFLAZIONE” e “DEFLAZIONE”:
L’inflazione e la deflazione NON sono indicatori di prezzi che salgono o scendono, ma inflazione significa un aumento della massa monetaria e del credito in relazione a beni e servizi disponibili, mentre la deflazione è il contrario. Prezzi in salita o in discesa sono quindi indicatori di cambiamenti nella disponibilità monetaria. Prezzi adattati ai cambiamenti nella disponibilità monetaria sono prezzi reali e cambiamenti nei prezzi reali mostrano cambiamenti nel potere d’acquisto.
L’inflazione monetaria taglia la torta della ricchezza in fette più piccole e l’espansione del credito crea invece eccessive rivendicazioni sulla ricchezza reale alla base.
Il credito attualmente eccede il 95% dell’effettiva disponibilità monetaria.  Come se in cento stessimo facendo il gioco delle sedie musicali e quando si ferma la musica tutti ci precipitiamo sull’unica sedia disponibile – ovviamente solo uno riuscirà a sedersi mentre gli altri restano fuori. Per cui estinguere le eccessive rivendicazioni significa deflazione!
Quindi quello che ci aspetterà è che intere classi di beni avranno un valore reale inferiore in quanto il valore virtuale in eccesso sparirà.
Cosa succede quindi in uno scenario di deflazione?
Risposta: Il credito sparisce, la disoccupazione aumenta, i salari calano. Certo, cadranno anche i prezzi ma il potere di acquisto scenderà più velocemente dei prezzi. Questo significa che tutto diventerà velocemente meno accessibile. E una % più grande di una massa monetaria più piccola cercherà di procurarsi i servizi essenziali. Vedremo quindi aumentare tutti i costi reali, ma quelli dei beni vitali ancora più velocemente.
Quello che conterà sarà il valore del denaro liquido relativo a beni e servizi. Con la caduta dei prezzi, il valore del denaro liquido aumenterà ed avere capitale in liquidità permetterà a reggere il colpo. Le persone saranno però molto restie a spendere perché sarà difficile guadagnare.
In questo scenario sarà quindi molto di più il denaro “a riposo” che quello circolante e sarà come se mancasse il lubrificante che permette al motore di funzionare.
Ora consideriamo alcuni aspetti come il debito totale degli Stati in relazione al PIL, dove quasi tutti gli Stati mostrano una percentuale oltre il 100% (471% per il Giappone, 466% per la Gran Bretagna, 366% per la Spagna, 323% per la Spagna, 315% per l’Italia, 285% per la Germania). L’unica nazione messa meglio sembra essere la Russia in quanto è al 71%. Il debito aggregato ha diverse componenti (governo, aziende, famiglie e banche). Per l’Italia prevale l’indebitamento da parte dello Stato, mentre, buon notizia, le famiglie risultano meno indebitate.
Il problema dell’Italia è che sta crescendo lo Spread dell’Italia nei confronti dei bond tedeschi e i CDS (Credit Default Swaps), cioè assicurazioni (scommesse) sul possibile fallimento dell’Italia. Pertanto il costo dei prestiti rischia di arrivare a livelli insostenibili.
Ma tutta l’Europa è nella m…. (scusate l’espressione scurrile !) Le disparità regionali sono molto forti come soprattutto l’antagonismo del centro verso la periferia. La moneta unica impedisce variazioni nei tassi di cambio che assestavamo gli squilibri in passato. Il fatto è che il debito non può essere ristrutturato senza una crisi bancaria sistemica. Non c’è poi mandato politico per l’emissione di eurobonds e per istituire un’unione fiscale per cui pare che gli Stati non abbiano altra alternativa che proporre pesanti programmi di austerità. Solo che qui il cane si morde la coda: i programmi di austerità portano alla contrazione economica che a sua volta impedisce la restituzione del debito e porta alla fine al default. Diventa sempre più probabile la frammentazione caotica dell’Eurozona. Secondo Nicole è imminente l’uscita della Grecia, seguiranno a ruota Portogallo e Irlanda e seguiti dal resto della banda dei PIIGS, cioè Spagna e Italia. 
Ricapitoliamo la situazione del Belpaese: alto debito pubblico, rating che scende, tasso d’interesse in continuo aumento per cui ogni prestito diventa sempre più oneroso. Lo spread dei CDS aumenta perché si intuisce il rischio di default. In situazioni come queste aumenta il rischio di fuga di capitali per cui sarà sicuramente in arrivo il controllo sui patrimoni. Ci potrebbe essere il rischio di ri-emissione di moneta (la “Nuova Lira”?) con un costo probabile del 50% del PIL.
L’austerità costringerà alla contrazione e il tutto con un forte rischio di disperazione che potrebbe accentuare i disordini sociali.
Ci salverà la Cina ? Purtroppo no, i Cinesi non compreranno i debiti Italiani ma gli asset cioè gli importanti patrimoni nazionali. In Italia ci si lamenta sempre del sommerso mentre questa sostanziale economia “informale” potrebbe persino dare un aiuto quando le cose si metteranno veramente male in quanto denota delle relazioni forti e comunque presenti.
Le buone notizie per l’Italia sono un basso indebitamento delle famiglie ed una bassa dipendenza dal credito – sembrerà poco ma forse meglio di niente.
Come ricolleghiamo ora tutto questo nuovamente al discorso dell’energia ? 
Inizialmente si specula ed i prezzi delle materie prime salgono per la paura di scarsità che poi innesca un collasso della domanda dovuto alla mancanza del potere d’acquisto. Crollano quindi i prezzi. Quindi avremo una sovra-produzione temporanea.
Fattori che portano al collasso dell’offerta sono l’alto rischio e gli investimenti ridotti. Non ci sarà denaro per far fronte alla manutenzione delle infrastrutture energetiche e l’intero sistema trasporti sarà a rischio collasso. Assisteremo ad una grande volatilità dei prezzi ed accaparramento di risorse che renderanno ancora più acuti i fattori geopolitici. 
Ok, è una mazzata ….
Quale strategia adottare quindi ?
  • Minimizza il debito
  • Elimina la dipendenza dal credito
  • Tieni del contante o equivalenti
  • Orientati verso beni durevoli e cose che veramente servono (terra, attrezzi, tutto quello che può durare nel tempo)
  • Diffida del sistema bancario
  • Vendi azioni, proprietà immobiliari, gran parte delle obbligazioni, materie prime
  • Acquisisci un minimo controllo su quello che è essenziale (dove vivere, mangiare, bere, servizi essenziali)
  • Prendi in considerazione i metalli preziosi come assicurazione – compra oro (fisico, non certificati che sono carta straccia) solo se puoi tenerlo lì per almeno 20 anni – come è già successo nelle precedenti depressioni è probabile che gli Stati decreteranno la detenzione privata di oro come illegale.
  • Diventa tollerante ai rischi (i rischi saranno onnipresenti ma la vita dovrà continuare)
  • Trasforma le comunità virtuali in reali
  • Un approccio comunitario è sempre più forte di quello individuale
  • Metti insieme ad altre persone le risorse (tempo, competenze, entusiasmo, soldi) 
  • Considera l’approccio “Transition Towns”
  • Metti su banche del tempo, monete locali, orti comunitari
  • Lavora insieme ad altre persone per costruisce il capitale sociale

Le relazioni e la fiducia sono alla base della società!
Dobbiamo costruire un sistema robusto in quanto dipendenza significa vulnerabilità e guardare all’incertezza con flessibilità. La parola magica è resilienza ! 
Le organizzazioni di base devono prepararsi a rimpiazzare le funzioni delle istituzioni centralizzate che collasseranno. Il futuro appartiene a chi saprà adattarsi !
Come potranno essere i lavori a prova di depressione?
Meglio cercare di essere dalla parte non discrezionale dell’economia e non dipendere dai soldi “matti” di qualcun altro. Saper mediare tra le interazioni umane sarà importante come anche essere capaci di fornire beni e servizi essenziali.  Molto utile è sviluppare competenze pratiche come anche aver competenze in cure mediche di base. Saranno poi apprezzate le attività ricreative a poco costo.  Anche nei periodi di grandi depressioni storiche le persone spendevano parte dei pochi soldi che avevano per andare per esempio al cinema anche se avevano poco da mangiare. Imparare ad essere divertenti ed intrattenitori potrebbe aiutare a soddisfare i propri bisogni primari.
Una dimensione da non sottovalutare, anzi, da tenere in estrema considerazione, è il possibile aumento della paura e della rabbia collettiva. Il rischio è di cadere nella colpevolizzazione distruttiva e nella iper-reazione che potrebbe solo peggiorare ulteriormente la situazione. Le energie devono essere concentrate su attività costruttive e dobbiamo mettere in atto strategie ed attività per un’inoculazione psicologica positiva.
 Concludendo, ci aspetta un periodo di grandi cambiamenti dove ci sarà scarsità di denaro e poi di energia. Il “Business as usual” non sarà possibile e vedremo il collasso dei sistemi centralizzati. I consueti gruppi politici saranno molto vulnerabili e facilmente perderanno di legittimazione e credibilità.
Nella ricerca di soluzioni per questo periodo di trasformazione bisogna cercare di preservare la libertà di azione (sarà molto a rischio, le istituzioni centralizzate si stanno preparando ad un maggiore controllo sociale e possibile militarizzazione) perché questa sarà indispensabile per la presa di responsabilità da parte delle comunità locali, che devono essere rafforzate, per poter rispondere in modo creativo ai cambiamenti. Infine, dobbiamo cercare di resistere alla nefasta psicologia della contrazione ma nutrire la nostra parte psicologica e spirituale.
Ora dopo l’esposizione lucida di Nicole, il gruppo si trova ad elaborare oltre alle domande di approfondimento per ottenere maggiori delucidazioni da parte della nostra relatrice anche possibile soluzioni tramite l’Open Space. La domanda che stimola le riflessioni è infatti “Come possiamo trasformare questo momento di crisi ?”
La plenaria dell’Open Space parte in modo vulcanico e in poco più di 5 minuti si raccolgono quasi 20 proposte di discussione delle quale verranno elaborate 14.

Quanto è stato discusso lo trovate nel sopramenzionato Instant Report.

Bello ed emozionante anche il circolo di chiusura di fine lavori. Abbiamo passato una bellissima giornata insieme, abbiamo stretto contatti, costruito reti, raccolto idee. Cosa dire – se andiamo avanti così non ci sarà crisi che tenga. Forse iniziamo finalmente a comprendere che “Siamo noi quelli che stavamo aspettando” Ebbene sì, amo questa frase ….

 Fonte: http://carimateintransizione.wordpress.com

domenica 16 ottobre 2011

Roma, 15 Ottobre 2011: Luce, Amore e Verità / Rome 15th october 2011: Light, Love and Truth

Cari amici,
non lasciatevi abbattere nemmeno per un momento. Ancora una volta le forze dell'ostacolo, estremamente spaventate, hanno agito secondo un copione vecchio come il cucco e ormai noto a tutti.
Ma anche le strategie più collaudate, ad un certo punto, possono smettere di funzionare.
Le persone cambiano, la consapevolezza aumenta, la verità diventa difficile da nascondere.
Tutto muta, cresce e si evolve. Ma le forze dell'ostacolo no, poiché sono disconnesse dalla Vita.
Mandiamo loro tutta la compassione che può scaturire dal nostro cuore e proseguiamo serenamente e saldamente sul nostro cammino.
Desideriamo condividere con voi alcune immagini della bellissima manifestazione che si è svolta a Roma il 15 ottobre. Imprimetele nei vostri cuori e dimenticate tutto il resto. Perché....
.....potranno recidere tutti i fiori, ma non riusciranno a fermare la "nostra" primavera.






t



































































































































 Un ringraziamento particolare a chi ha scattato e condiviso queste immagini
un ringraziamento particolare a chi vorrà diffondere questo messaggio positivo.











Immagini prelevate dalla Rete e da Facebook

martedì 11 ottobre 2011

15 Ottobre 2011: Evoluzione Globale

 Come Associazione impegnata sul fronte dello sviluppo della Coscienza Umana e tutela dei valori fondamentali dell'Umanità, SestoCielo supporta, promuove e partecipa alla giornata di Mobilitazione Globale del 15 ottobre. Pubblichiamo qui di seguito un articolo che in queste ore sta facendo il giro del Web e di cui condividiamo i contenuti, fatta eccezione per un concetto, a nostro avviso espresso in maniera confusa: quello della responsabilità. Secondo noi parlare di "colpa" e giudicare i "colpevoli" vedendoli come qualcosa di separato da noi, è inutile e dannoso. Più saggio riconoscere ed accettare la responsabilità di ognuno nell'aver co-creato la situazione attuale, senza soffermarsi nell'automacerazione, ma adoperandosi invece positivamente per cambiare le cose: se ho contribuito a creare una determinata realtà, allora sarà ancora più facile che io possa contribuire a modificarla.

"Il 15 ottobre sarà una data importante che forse scriverà una pagina nei libri di storia. Per la prima volta il mondo intero si mobiliterà in ogni grande piazza di ogni nazione per pretendere un cambiamento radicale dell’attuale sistema economico, politico e sociale, basato sullo sfruttamento dell’individuo e delle risorse. Un sistema che annienta popoli interi in nome del profitto di pochi potenti: la finanza speculatrice, le banche, le multinazionali, i governanti corrotti, unite da tempo in un meccanismo di arricchimento sulle spalle di persone oneste che non vedono più nel loro futuro un lavoro stabile, un’istruzione adeguata, una sanità pubblica funzionante, la possibilità di una casa propria, di una famiglia, una pensione sicura, in poche parole di UNA VITA DEGNA DI ESSERE VISSUTA.
 E non è nostra la colpa. I nostri governanti ci imbottiscono la testa di balle colossali sulla crisi, dobbiamo pagare più tasse, dobbiamo lavorare di più, perché solo così possiamo risollevarci e far ripartire l’economia. Totalmente falso. La crisi non è nostra, la crisi è stata provocata dalla speculazione finanziaria delle banche e dai governanti corrotti che l’hanno permessa e avallata. E non saremo noi a pagarla.
Non ci interessa andare contro un governo o una singola fazione politica, non c’interessa andare esclusivamente contro i privilegi della casta parlamentare, sarebbe inutile e riduttivo. Sappiamo benissimo che chiunque sia stato al governo (destra o sinistra) o lo sarà in futuro, non starà mai dalla parte del popolo, nessuno ha mai ascoltato i nostri bisogni, e in questo sistema mai nessuno lo farà. Noi vogliamo di più. Non una semplice riforma ma un radicale cambiamento del sistema economico e politico. Vogliamo una reale democrazia, basata sulla partecipazione popolare in forma assembleare, dove tutti siano allo stesso livello, senza rappresentanti o leader che decidano per gli altri. Vogliamo che non siano più le banche o i loro politici marionette a decidere per noi. Ogni singola persona deve tornare protagonista della propria vita, senza nessuna delega. Vogliamo che in ogni città, quartiere e paese nascano assemblee popolari che decidano cosa sia realmente meglio per il loro benessere.

Come è possibile fare una cosa del genere?
Da vari mesi a questa parte in varie parti del mondo si sta assistendo ad un continuo ed inesorabile “risveglio” di interi popoli, che non sono più disposti a subire le ingiustizie e gli egoismi dei propri governi. Prima in Iran, poi in Tunisia, Algeria, Egitto, Marocco, Siria, Bahrein, e quindi in Europa, Islanda, Spagna, Grecia, e ora Israele. I popoli si sono organizzati, spesso tramite la rete, e sono scesi in piazza chiedendo rispetto prima come esseri umani, poi come cittadini, chiedendo che la democrazia tanto vantata o aspirata si concretizzasse in una reale partecipazione del popolo alle decisioni del governo.
Sotto la spinta del movimento di cambiamento sociale nato questo 15 Maggio in Spagna, gli Indignati di molti paesi hanno deciso di organizzarsi per porre le basi, prima nel proprio paese e poi globalmente, di una nuova forma di protesta sociale basata su una forma assembleare inclusiva e democratica, con l’obiettivo di svegliare le coscienze dei popoli e di creare una forte base sociale, unita, apartitica e non violenta, che senta come necessità l’esigenza di un cambiamento profondo, che avvenga prima interiormente in ciascuno di noi e poi concretamente nella società.
Da molti mesi vengono sperimentate in molte città europee, nord africane e non solo, assemblee pubbliche dove le persone si confrontano sui loro problemi e bisogni reali, lavorando insieme per elaborare soluzioni adeguate e popolari nel rispetto di ogni singola voce e minoranza. Si sta sperimentando una reale forma di democrazia diretta in continua evoluzione, che non sappiamo esattamente dove ci porterà, ma sappiamo che sarà fondamentale per un cambiamento globale che ormai non è più procrastinabile.
Il 15 Ottobre (15.O) in tutte le principali città d’Europa e del mondo scenderemo in strada per esprimere la nostra indignazione nel pagare una crisi economica causata dall’avidità. Rivendicheremo a voce alta il nostro diritto a vivere una vita degna, in un mondo in cui il valore dell’essere umano sia messo sopra quello del denaro ed in cui vengano rispettati i bisogni basilari di ogni individuo: lavoro, casa, istruzione, cure mediche.
Per questo vi invitiamo ad unirvi a questa lotta pacifica, diffondendo il messaggio che uniti possiamo cambiare questa intollerabile situazione. E’ ora di svegliarci e ricostruire la realtà in cui vogliamo vivere."
NON SIAMO MERCE DI POLITICI E BANCHIERI!
15 Ottobre 2011 ore 12 a Roma, Piazza di Porta San Giovanni
REGOLE IMPORTANTI DELLA MOBILITAZIONE:
Chiunque partecipa all’evento non dovrà rappresentare nessun partito o sindacato o altra associazione ma dovrà presentarsi come singolo individuo rappresentante di se stesso.
Nessuna bandiera dovrà essere presente, se non quella dell’Italia o del 15.O.
No alla violenza. In caso di sgomberi da parte delle forze dell’ordine non reagite assolutamente, invitate tutti a mantenere la calma, le forze dell’ordine sono persone come noi vittime anch’esse di questo sistema. Non sono loro i nostri nemici.
In caso di pioggia portatevi l’ombrello, impermeabili e teli di plastica con corde.
Diffondete la notizia del 15.O sia in rete che di persona il più possibile. 
Se non riuscite a venire a Roma, mobilitatevi nelle vostre città!

Fonte: retedeicittadini.it

mercoledì 17 agosto 2011

Grazie, Norvegia - Thank you, Norway.


Oslo, 26 luglio 2011

"Oggi le strade di Oslo sono invase dall'Amore"  (Haakon, principe di Norvegia)
"La nostra risposta al terrorismo sarà più democrazia, più apertura, più umanità"   (Jens Stoltenberg, primo ministro)

giovedì 14 luglio 2011

ISLANDA: Quando il popolo sconfigge l'economia globale

L'hanno definita una 'rivoluzione silenziosa' quella che ha portato l'Islanda alla riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell'intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione.

 Fonte: www.vocidallastrada.com


Di Andrea Degl'Innocenti
Il Cambiamento.it


Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.
L'Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un'eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un'esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.

Ma procediamo con ordine. L'Islanda è un'isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell'intera Italia, situato un poco a sud dell'immensa Groenlandia. 
 
15 anni di crescita economica avevano fatto dell'Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di 'neoliberismo puro' applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.

Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall'altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull'euro – che perse in breve l'85 per cento – non fece altro che decuplicare l'entità del loro debito insoluto. Alla fine dell'anno il paese venne dichiarato in bancarotta.Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accordò all'Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.

A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l'Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l'unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.
Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento. 
Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri privati. Einars Már Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack, “gli utili [delle banche, ndr] sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate”. Per i cittadini d'Islanda era decisamente troppo.
Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos'altro invece si riaggiustò. Si ruppe l'idea che il debito fosse un'entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un'intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiustò d'un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.

Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.

La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l'isolamento dell'Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l'Islanda le classiche misure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – ha continuato Grímsson nell'intervista - ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”.

A marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L'Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l'Islanda.
In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l'indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola 'presidente' al posto di 're').

Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un'assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l'appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.

Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. "Io credo - ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente - che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet". 
 
L'Islanda ha riaffermato il principio per cui la volontà del popolo sovrano deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale.
Chiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni.

Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l'Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.
Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l'unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?