"Un altro mondo non solo è possibile, ma sta già prendendo forma.
Nelle giornate di calma, posso sentire il suo respiro.

Arundhati Roy


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martedì 17 gennaio 2012

NASCE IL NETWORK VALBISENZIO IN TRANSIZIONE


 Resilienza non è un termine molto conosciuto, esprime una caratteristica tipica dei sistemi naturali. La resilienza è la capacità di un certo sistema, di una certa specie, di una certa organizzazione di adattarsi ai cambiamenti, anche traumatici, che provengono dall’esterno senza degenerare, una sorta di flessibilità rispetto alle sollecitazioni.
La società industrializzata è caratterizzata da un bassissimo livello di resilienza. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi e organizzazioni dei quali non abbiamo alcun controllo. Nelle nostre città consumiamo gas, cibo, prodotti che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate. Il tutto è reso possibile dall’abbondanza di petrolio a basso prezzo che rende semplice avere energia ovunque e spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta.
È facile scorgere l’estrema fragilità di questo assetto, basta chiudere il rubinetto del carburante e la nostra intera civiltà si paralizza. Questa non è resilienza.
I progetti di Transizione mirano invece a creare comunità libere dalla dipendenza dal petrolio e fortemente resilienti attraverso la ripianificazione energetica e la rilocalizzazione delle risorse di base della comunità (produzione del cibo, dei beni e dei servizi fondamentali).
Lo fa con proposte e progetti incredibilmente pratici, fattivi e basati sul buon senso. Prevedono processi governati dal basso e la costruzione di una rete sociale e solidale molto forte tra gli abitanti delle comunità. La dimensione locale non preclude però l’esistenza di altri livelli di relazione, scambio e mercato regionale, nazionale, internazionale e globale.  (fonte: www.transitionitalia.it)

Siamo tutti interconnessi!

Il social network Valbisenzio in Transizione nasce come strumento di supporto per facilitare la pratica di iniziative virtuose e di una microeconomia di sostegno per la popolazione di Prato e della Valle del Bisenzio. In altre parole, nasce per aumentare la Resilienza del proprio territorio.

E' una sorta di Agorà virtuale, in cui le persone possono incontrarsi per cooperare, condividere o barattare in modo continuativo prestazioni professionali, prodotti dell'orto, oggetti, passaggi in auto, promuovere incontri, eventi culturali, artistici o ludici e molto altro. Si presenta come una specie di mini-facebook (con finalità e funzionamento decisamente più virtuosi!!!): ogni utente ha a disposizione una pagina personale e può richiedere o meno l'amicizia di altri utenti  (ma non è necessario essere "amici" per barattare o condividere qualcosa); è presente poi una home page (simile a quella di facebook) in cui vengono condivise le attività dei membri; 
ogni utente può creare ed amministrare un gruppo, aprire un forum di discussione sugli argomenti che preferisce, scrivere o condividere articoli sulla rivista del network, promuovere la propria attività o i propri prodotti, inviare messaggi, creare un evento ed invitare altri a parteciparvi, chattare, inviare a tutti i membri un bollettino con appelli, notizie importanti o urgenti, condividere foto, musica e video (nel rispetto delle norme sul Copyright). Tutto ciò a condizione che le attività citate si basino sul principio dello scambio, della cooperazione, della condivisione, della solidarietà (nel network è bandito l'uso del denaro).
  • Accesso al network: per accedere al servizio è necessario iscriversi. Il link per iscriversi al network è il seguente: http://valbisenzio-in-transizione.socialgo.com/welcome.html
  • Per motivi di organizzazione e gestione, il network è limitato al territorio di Prato e Valle del Bisenzio, quindi l'unico requisito richiesto per l'iscrizione è la residenza o domicilio nel territorio citato.
  • Per iscriversi al network basta seguire le istruzioni della pagina iniziale e poi attendere l'email di verifica che viene inviata. Una volta ricevuta l'email, si clicca sul link indicato, e si otterrà l'accesso al network. Importante: conservate il link o inserite la pagina tra i segnalibri del vostro browser...al momento il network non è facile da ritrovare senza queste informazioni!
  • Una volta ottenuto l'accesso vi consigliamo di fare un giro di ricognizione per imparare a conoscere bene tutte le potenzialità di questo strumento. Il network, come tutti gli strumenti, è nato per essere utilizzato.... più verrà usato e meglio funzionerà.
  • Nel network è già stato creato un gruppo denominato "Scambio e baratto". Per partecipare al gruppo bisogna iscriversi e poi leggere bene gli accordi di base presenti nella pagina del gruppo. Sarà possibile poi consultare le varie categorie e inserire i propri annunci.

  • Per sua natura questo network offrirà tante più opportunità quanti più saranno gli iscritti, quindi vi esortiamo ad invitare il maggior numero possibile di contatti, inviando loro questo messaggio di spiegazioni.
  • L’utilizzo del network è gratuito. Lo spazio su Internet per ora ha un costo complessivo di gestione di 5 euro mensili, e chi amministra il servizio offre gratuitamente il proprio tempo ed impegno (e si incarica di effettuare il pagamento dei 5 euro mensili ai gestori della piattaforma "Social Go", proprietaria dello spazio su Internet); perciò qualunque donazione a supporto dell’iniziativa, effettuata tramite le associazioni della Rete Valbisenzio in Transizione, sarà preziosa, così come qualunque altro contributo sotto forma di idee, suggerimenti, collaborazione.
Di seguito un appello dalla creatrice ed amministratrice del network:
  - Ho lavorato con entusiasmo per giorni e giorni al solo scopo di creare uno strumento utile da donare alla comunità: non m'interessano riconoscimenti o cose del genere; non m'interessa nemmeno che l'iniziativa abbia successo, poiché si tratta di un esperimento, e come tale potrebbe anche fallire. L'unica cosa per me veramente importante è che chiunque decida di entrare in questa virtuosa comunità, si assuma l'impegno di gestire i propri spazi con cura e responsabilità. Se ognuno farà la sua piccola parte, tutto funzionerà nel migliore dei modi, l'amministrazione del network  non risulterà troppo pesante e potrò continuare a svolgere il mio compito con gioia e serenità. Un ringraziamento e un in bocca al lupo a tutti coloro che decideranno di tentare quest'avventura!-  Roby (Associazione Culturale SestoCielo)

domenica 8 gennaio 2012

La storia del paese che coltiva TUTTA la sua verdura



Traduzione a cura di Daniel Iversen e Lorenzo Micali

Bisogna ammetterlo, sembra essere uno dei piu sconsiderati atti criminosi, e anche il piu sfrontato.. All’esterno della stazione di polizia nella cittadina vittoriana di Todmorden, West Yorkshire, ci sono in rilievo tre grandi aiuole. Se le aveste visitate qualche mese fa, le avreste trovate stracolme di cavoli, carote, lattughe, cipolle primaverili, insomma, di ogni sorta di verdura e foglie di insalata.
Oggi le aiuole sono vuote. Come mai? La gente ha passeggiato sopra il piazzale della stazione di polizia in pieno giorno e ha preso le verdure. E cosa stanno facendo i poliziotti riguardo a questo furto sfacciato commesso sotto i loro nasi? Un bel niente, e questo non è molto corretto.
“Ho visto dalla videocamera di sorveglianza alcune persone mentre arrivavano e le raccoglievano” afferma il responsabile d’ufficio Janet Scott, con un sorriso enorme.
Il sorriso che spiega tutto.
Così i “ladri di verdure” non sono per niente ladri. Le carote della stazione di polizia – e le migliaia di verdure nelle 70 grosse aiuole intorno alla città – stanno lì per essere prese. Le persone del posto sono stimolate ad aiutarsi a vicenda. Un po’ di pomodori qui, una manciata di broccoli là. Se sono di stagione, sono loro. Gratis.
Dunque ci sono (o meglio c’erano): lamponi, albicocche e mele lungo il sentiero del canale; ribes nero, ribes rosso e fragole dietro lo studio medico; fagioli e piselli all’esterno del college; ciliegie nel parcheggio del supermercato, menta, rosmarino, timo e finocchio nei pressi dell’ospedale.
Gli orti sono il segno più visibile di un piano straordinario: rendere Todmorden la prima città nella nazione autosufficiente dal punto di vista alimentare.
“E noi vogliamo farlo entro il 2018” dice Mary Clear, 56 anni, nonna di 10 nipoti e co-fondatrice di “Incredible Edible” (incredibilmente commestibile)”, come viene chiamato il progetto.
“E’ un piano molto ambizioso. Ma se non miri a qualcosa in alto, puoi anche stare a letto, o no?”
Dunque cosa mi vieta di andare con una grossa borsa e prendere tutto il rosmarino nella città?
“Niente.” risponde Mary.
Cosa mi vieta di rubarmi tutte le mele?
“Niente.”
Tutti i vostri lamponi?
“Niente.”
Semplicemente, questo non accade, dice. “Abbiamo fiducia nelle persone. Noi crediamo veramente – siamo testimoni di ciò – che le persone sono oneste.”
Quando lei guarda un venditore d’affari che raccoglie i frutti per il suo pranzo, prova solo piacere. Che problema c’è, argomenta Mary, se una volta ogni tanto arriva qui con la scatoletta e scopre che tutte le fragole non ci sono più?
“Questa è una rivoluzione” afferma lei “ma noi siamo rivoluzionari gentili. Tutto ciò che facciamo è fondato sulla gentilezza.”
L’idea è venuta fuori dopo che lei e il co-fondatore Pam Warhurst, ex proprietario del “Bear Cafe” della città, iniziarono a discutere riguardo allo stato del mondo e a chiedersi cosa avrebbero potuto fare.
Hanno dedotto che tutto quello che potevano fare era di partire a livello locale, così riunirono un gruppo di persone, soprattutto donne, insieme in un bar.
“Quando gli uomini bevono, nei bar succedono sempre casini e risse, invece quando sono le donne a riunirsi insieme a bere un caffè succedono solo belle cose” dice Mary. “I nostri pensieri erano: si danno molte colpe al mondo, è colpa dei governi locali, dei politici, dei banchieri, della tecnologia – allora abbiamo pensato: facciamo noi qualcosa di positivo.”
Siamo in piedi in un parcheggio in centro. Mary indica delle tenute di case sulla collina e la sua faccia si illumina.
“I bambini passano di qui prima di andare a scuola. Abbiamo riempito le aiuole con dei finocchi e tutti loro hanno imparato che se dai un morso ai finocchi, hanno un sapore di caramelle alla liquirizia. Quando ho visto dei bambini mettere in bocca piccoli bocconi di erba, ho pensato soltanto una cosa: è brillante.”
Mi ha portato oltre il giardino di fronte casa sua, qualche metro più in la. Tre anni fa, quando “Incredible Edible” fu avviato, fece una cosa molto inusuale: abbassò il muro che c’è di fronte,  affinché stimolasse i passanti ad entrare nel giardino e a servirsi di qualsiasi verdura si loro gradimento.
“C’erano dei cartelli che chiedevano alle persone di prendersi qualcosa dall’orto ma ci sono voluti sei mesi alla gente per capire che ciò era davvero possibile” dice. Ora ci sono arrivati.
Ovviamente, solo qualche piccolo centro trasformato in orto – ma nemmeno migliaia di essi – potranno mai sfamare da soli una comunità di 15.000 abitanti.
Le patate alla stazione di polizia però funzionano come dei sergenti di reclutamento, atti ad incoraggiare i residenti a coltivare il proprio cibo a casa.  Oggi, centinaia di cittadini, che iniziarono ad aiutarsi a vicenda per la verdura comunale, sono ormai sulla via per raggiungere l’autosufficienza. Ma fuori sulla strada, che cosa viene piantato? e dove?
C’è della gentilzza anche in questo.
“Il controllore alla stazione dei treni, che era tanto amato dai paesani, è stato poco bene. Prima di morire gli abbiamo chiesto: “Qual è la tua verdura preferita, Reg?” Erano i broccoli. Così abbiamo piantato letti memoriali di broccoli alla stazione. Anche alla fermata successiva, a Hebden Bridge, dove Reg era molto amato, hanno piantato dei broccoli in sua memoria.
“Non tutte le trame sono – come si può dire in maniera delicata? – ufficiali”
Prendete i cespugli di erbe aromatiche sul canale. Chi lo gestisce, quelli della “British Waterways”, non avevano idea che gli abitanti del luogo avessero seminato le piante in quella zona fino a quando un ufficiale non ha ispezionato quell’area prima della visita del principe del Galles lo scorso anno (Charles è un grande fan di “Incredible Edible”).
Estelle Brown, un ex designer d’interni che ha ha preso parte alla semina, ricevette  una email dalla British Waterways.
“Ero un pò preoccupato di aprirla” ha detto “Ma c’era scritto “Come si costruisce un’aiuola sollevata? Perchè il mio capo ne vuole una fuori dalla finestra del suo ufficio”
“Incredible Edible” è anche qualcosa di più: si tratta di educare le persone sul cibo, e stimolare l’economia locale.
Ci sono lezioni su come raccogliere e conservare la frutta, corsi per fare il pane, e il college locale offre una BTEC in orticultura. L’idea è che i giovani cresciuti lungo le strade di campagna possano fare carriera in agricoltura.
Fondamentalmente il programma è anche quello di aiutare le imprese locali.
“The Bear”, un negozio e una meravigliosa cafetteria con una stupenda facciata in stile vittoriano, prende tutti i suoi ingredienti dagli agricoltori entro un raggio di 50 chilometri.
C’è un brillante mercato tutti i giorni. Qui la gente può mangiare bene e con prodotti locali, e centinaia di persona lo stanno già facendo.
Nel frattempo, alla scuola locale è stato assegnato recentemente un assegno da 500.000 sterline, concessi per promuovere una pescheria in grado di fornire cibo per la gente del posto e insegnare abilità utili ai ragazzi.
Jenny Coleman, 62 anni, che si è sistemato qui da Londra, spiega: ”Abbiamo bisogno di fare qualcosa per i giovani. Se hai 18 anni, ci deve essere un’adeguata risposta alla domanda: per quale motivo voglio restare a Todmorden?”
Il giorno che la visitai, la città era scossa da una fredda tempesta. Eppure il posto irradiava calore. Le persone parlavano tra di loro per strada, i vicini ci passavano accanto con la macchina, sorridendo. La frase “siamo tutti sulla stessa barca” ci balena subito in testa.
Quindi che razza di posto è Todmorden (conosciuta nel posto, senza eccezioni, come Tod)? Se pensate che sia popolata da nonne borghesi, ripensateci. Non è nemmeno la mecca di qualche facoltoso club di golf.
Situata nella Pennine valley – la strada che attraversa la città fa da confine tra lo Yorkshire e il Lancashire – è un vibrante mix di etnie, classi sociali ed età. Un terzo delle famiglie non possiede un’automobile e un quinto non dispone di riscaldamento centralizzato. Potete farvi una villetta a schiera con cinquanta mila sterline o spenderne quasi il doppio per una villa con sette camere da letto. E, secondo Pam Warhurst,  il progetto ha portato la comunità ad avvicinarsi.
Un esempio: “La polizia ci ha detto che da quando il tutto è iniziato, c’è stata una costante diminuzione di atti vandalici” dice. “Non ci aspettavamo questo”:
Allora come mai è accaduto?
Pam dice: ‘Se si prende uno spiazzo d’erba di norma utilizzato come pattumiera e per far fare i bisogni ai cani, e lo si trasforma in un luogo pieno di erbe e alberi da frutta, la gente non lo danneggia. Penso che siamo programmati a non danneggiare il cibo.”
Pam calcola che un progetto come Incredible Edible potrebbe prosperare in tanti altri luoghi. “Se la popolazione è di tipo transitorio è difficile, ma se ci sono scuole, negozi, giardini e spiazzi verdi, si può fare”. Iniziative analoghe sono in fase di sperimentazione in 21 altre città del Regno Unito, e c’è stato interesse persino da parte di alcuni posti in Germania e Spagna, a Hong Kong e in Canada. E, questa settimana, Mary Clear, ha tenuto una conferenza per un gruppo di deputati al palazzo Westminister, sede del parlamento inglese.
Todmorden è stata vistata da un urbanista della Nuova Zelanda, al lavoro per ricostruire il suo paese dopo il terremoto di febbraio.
Mary dice: “ Lui è tornato dicendo “Perchè non costruire la stazione dei treni con verdure ed erbe da raccogliere? Perchè non costruire un centro benessere con dei meleti?
“Quello che abbiamo fatto non è stato particolarmente intelligente. Semplicemente non è stato fatto prima d’ora”
L’ultima parola va un outsider. Joe Strachan è un ricco americano ex direttore di vendite che ha deciso di stabilirsi a Todd con la moglie scozzese, dopo molti anni in California. Ha 61 anni ma ne dimostra 40. Si è attivato con Edible Incredible sei mesi fa, e scavare, seminare e fare le spremute non potrebbe renderlo piu felice.  Mi trovo accanto a lui, al riparo dalla pioggia battente. Perchè, mi chiedo, qualcuno abbandonerebbe il sole della California per tutto questo?
La sua risposta riassume un pò quello che la gente ha capito qua intorno.
“C’è della nobiltà a far crescere del cibo e permettere alle persone di condividerlo. C’è la sensazione che stiamo facendo qualcosa di significativo, oltre che lamentarci che lo stato non può prendersi cura di noi. “Forse abbiamo tutti bisogno di imparare a prenderci cura di noi stessi”.


Fonte: http://lospiritodeltempo.wordpress.com

lunedì 21 novembre 2011

Bioedilizia in autocostruzione: situazione attuale e prospettive

 Fonte: i nostri amici di Terra Semplice ed Edilpaglia :)

E’diverso tempo che Edilpaglia  sta lavorando con entusiasmo per promuovere forme nuove e diverse di costruire:  case in balle di paglia ed altri materiali naturali (terra cruda, calce, legno etc). Non ci interessa solo la  costruzione in sé, ma chi la abiterà, come la abiterà e comunque il processo di progettazione e di realizzazione.

Questa e’ una specie di “lettera  aperta” a tutti voi, sul tema che sta a cuore a molti  di potersi costruire una casa sana, economica,  bella, adatta a noi ed a costi accessibili. Nasce come uno sfogo ed una  reazione a quella che ci sembra essere una inaccettabile trascuratezza dei  nostri comuni su questo tema.

Un complesso di fattori ha concorso negli ultimi anni a  creare quella che viene definita “la nuova questione abitativa”:

  • Fattori demografici:  
secondo i dati  anagrafici dell’ISTAT dal 2001 al 2004 il nostro paese è cresciuto di 1,5  milioni di famiglie, 500.000 nuove famiglie all’anno. Questo dato così sorprendente è il risultato di vari fattori:
l’accelerazione dei flussi migratori verso il nostro paese;
- la forte crescita di nuove famiglie italiane,  per la fuoriuscita, in ritardo, dai nuclei di origine, dei figli del baby boom  della seconda metà anni ’60 prima metà anni ’70, che hanno dato origine a  proprie famiglie; la continua riduzione della dimensione media della famiglia  italiana.
- l' aumento della vita media 
  • fattori sociali ed economici: 
c’e’ un’esigenza  crescente del bisogno abitativo da parte delle fasce economiche più deboli. E  oggi per fasce economiche deboli si intendono non solo immigrati, lavoratori atipici,  precari, ma nella crisi economica che stiamo vivendo, anche famiglie o persone socialmente  integrate con difficoltà nell’accedere al mercato immobiliare (pensionati, giovani coppie, coppie monoreddito ecc. Aumenta il numero di famiglie  indebolite dalla crisi, ricompare la povertà abitativa, la disoccupazione  crescente accentua le diseguaglianze.
  • fattori legati ai mercati immobiliari ed  alla politica territoriale:
una estrema fragilità del sistema delle costruzioni, troppo spesso soggetti a speculazioni facili e a vere e  proprie incursioni da parte di scaltri operatori che mirano al profitto a  scapito dell’utente finale
- la crisi economica ha portato ad un depauperamento delle risorse finanziarie degli Enti Locali che sempre meno provvedono a realizzare abitazioni di tipo popolare optando per la vendita dei terreni pubblici a imprese che in cambio offrono un quota degli alloggi finiti, troppo spesso però aventi costi troppo elevati per chi  aspirerebbe ad acquistarne uno o a prenderlo in locazione. Non basterebbero  interi libri per descrivere la situazione in cui versa il sistema dell’edilizia  popolare in Italia e non è questa la sede, tuttavia per  conoscenza si possono  consultare i siti dell’Unione Inquilini o dei diversi movimenti di lotta per la casa divisi per province e comuni.
- peggioramento dei costi dei mercati dell’affitto

Si tratta di una situazione  non solo italiana. L’aumento delle diseguaglianze  sociali ed economiche che si registra a livello europeo e globale, come dal  2008 documenta l’OECD (>>)  ha conseguenze anche sul mercato degli alloggi.

In Europa la crisi di alloggi  riguarda ormai 70 milioni di persone mal alloggiate, delle quali circa 18  milioni sono alloggiate precariamente e 3 milioni risultano senzatetto [>>]. Si tratta di persone escluse  dal mercato immobiliare, a cui né i singoli stati, né le autonomie locali,  né il Social Housing promosso da privati riescono ad offrire soluzioni  soddisfacenti.

Tutti i paesi dell’Unione  Europea hanno ratificato i trattati internazionali e le convenzioni  che riconoscono e proteggono il diritto alla casa:

la Dichiarazione Universale dei  Diritti dell’Uomo (art.25), la Convenzione Internazionale sui  Diritti economici, sociali e culturali (art.11), la Convenzione sui Diritti  dell’Infanzia (art.27), la Convenzione per l’eliminazione  di ogni forma di discriminazione contro le donne (artt.14 e 15), la Convenzione per la protezione  dei diritti umani e delle libertà fondamentali (art.8), la Carta Sociale Europea (artt.  15, 16, 19, 23, 30, 31), la Carta dei Diritti fondamentali
dell’Unione Europea (art. 2, comma 94). 
Malgrado questo riconoscimento
legale degli stati membri dell’UE (spesso rafforzato dalle costituzioni e dalle
legislazioni nazionali), il diritto alla  casa è sempre più violato. Solo recentemente, quando l’intreccio tra crisi economica e difficoltà 
ad accedere o a mantenere una casa si è evidenziato come un elemento centrale  per la lotta all’esclusione sociale e alla povertà, l’aumento delle risorse di per  l’edilizia sociale è tornato ad essere una priorità per molti paesi. Si tratta di una situazione non solo italiana e’ vero, ma  a differenza di altri paesi europei, come viene affrontata questa  priorita’ dal nostro paese? Dal nostro governo? Dai nostri comuni?

L ’offerta di alloggi sociali non  è più in grado di dare risposte sufficienti per i bisogni  abitativi non solo nelle  città ma in qualunque altra dimensione
 territoriale. I provvedimenti presi nel  cosiddetto “Piano casa”, atti al miglioramento della qualità architettonica e/o energetica degli edifici, alla disciplina degli interventi straordinari di  demolizione e ricostruzione degli edifici, alla semplificazione normativa,  hanno tralasciato l’ Edilizia sociale eppure: “Il diritto all’alloggio è innanzitutto un diritto fondamentale che  condiziona l’accesso agli altri diritti fondamentali e a una vita dignitosa”( Carta dei Diritti dell’Uomo)
La questione abitativa continua ad essere una vera e propria emergenza ed i modelli di risposta costruiti  attorno ad essa, non solo non rappresentano più una possibile via di uscita, ma sono col tempo diventati parte del problema. Nei centri urbani il processo di integrazione tra gli insediamenti popolari e il resto del tessuto urbano, non si è compiuto e quando è avvenuto, è stato prevalentemente fisico: strade, collegamenti, fermate degli autobus e delle metropolitane, qualche servizio di quartiere.  Le città sembrano aver  escluso il problema dell’integrazione; hanno seguito e subìto un modello di  crescita per frammenti, pezzi di città che riescono ad ignorarsi  reciprocamente. 
L’interrogativo sui destini dell’edilizia sociale riporta  l’attenzione sulla città come “spazio in cui la gente vive, lavora, gioca, si  muove, comunica e condivide”. Per tutte queste  ragioni è un problema non aver la casa, ma è un problema, certamente differente,  anche averla senza essere nelle condizioni di poterla mantenere e gestire, di  riuscire a convivere nello stesso stabile con gli altri inquilini, di stare nei  cortili di quartieri abitati da 1500, 2 mila persone lasciate a se stesse;  senza regole, senza supporti. Stiamo andando  incontro ad un’idea  di abitazione che ha  molti pensieri, poche risorse ed energie, pochi progetti da rivolgere ai suoi  abitanti.

Questo e’ lo stato delle  cose….
Allora: Cosa facciamo?….In che direzione vogliamo  andare?….Possiamo aspettare (e  quando?) che sia il nostro comune a farsi promotore per noi, di progetti che  nel migliore dei casi  produrranno: case tutte uguali, luoghi senza identità, quartieri senza qualità, case costruite con sistemi  costruttivi non adatti  in cui appena ci  andremo ad abitare  avremo problemi  di  muffa e umidità? case che anche se magari  definite di edilizia popolare non saranno pero’  economicamente accessibili a molte persone ? Oppure vogliamo, NOI,  prendere in mano la situazione e rimboccarci le maniche?

Non pensiamo certo di avere la  risposta per risolvere il problema della “questione abitativa italiana”, pensiamo però  che qualsiasi sia la risposta, essa debba comunque nascere dal basso, dalle  esigenze delle persone e delle famiglie e delle comunità e non possa essere un  pacchetto preconfezionato deciso dal comune o da chi per lui.

Allora proviamo a pensare  di costruircela da noi, la nostra casa: sana, bella, rispettosa dell’ambiente,  economica………….nostra.
“Farsi la casa” fa parte della  storia dell’abitare e raccoglie l’eredità antica di tanti nuclei  familiari che nel nostro paese sceglievano, per contenere i costi  di costruzione, di realizzare la casa con le proprie mani, 
mettendo a disposizione il tempo libero e le loro capacità manuali. 
Anche in tempi recenti  la pratica di costruire direttamente, in  tutto o in parte, la casa in cui si andrà ad abitare, è molto comune in alcuni  paesi del Nord Europa e in molti stati del Nord America.  (Pensate che in Francia l’autocostruzione e’ una pratica corrente e perfettamente legale (e’ possibile costruire una casa completamente in autocostruzione, solo con l’aiuto di parenti amici ed amici, fino a 170 mq). L’Autocostruzione e  l’Autorecupero, che possono essere totali o parziali (e con varie  gradazioni), consentono un sensibile abbattimento del costo di costruzione  di una abitazione. 
Attualmente, in autocostruzione si  possono realizzare abitazioni ed edifici competitivi (ma noi crediamo migliori) rispetto a quelli della produzione corrente sul piano della qualità  architettonica, della durabilità, del risparmio energetico, della biocompatibilità. 
Questo processo puo’ diventare,  inoltre, un utile strumento sia per la formazione di mano d’opera che  per l’incremento delle opportunità di impiego degli stessi  autocostruttori. (nell’associazione ci sono persone che intendono cambiare  lavoro e dedicarsi a tempo pieno alla costruzione di edifici in paglia) Costruirsi la propria casa  significa partecipare attivamente e  condividere un processo, nel quale i futuri abitanti sono direttamente e  materialmente impegnati. 
Gli autocostruttori sono una  comunità organizzata, autogestita, e assistita nelle procedure e nei lavori da tecnici  (architetti, ingegneri, carpentieri…) esperti disposti a collaborare con gli  autocostruttori mettendo a disposizione le loro competenze.
Tutti questi temi di evidente utilita’ sociale (e non ho  parlato del cohousing!!) dovrebbero essere naturalmente recepiti  dalle amministrazioni comunali che dovrebbero  farsi promotori di questi interventi. Ed in effetti sembra che in questi ultimi tempi qualcosa si  muova: La regione Toscana, ha stanziato 13 milioni di euro, parte del piano per  l’edilizia sociale, per interventi pilota di co-housing secondo le tecniche  della bioarchitettura e bioedilizia e per interventi sperimentali di  autocostruzione o autorecupero con cofinanziamento di Comuni, altri soggetti  senza fine di lucro o delle stesse persone destinatarie selezionate tramite  gara. 
Purtroppo pero’ molto spesso la  logica con cui le amministrazioni si muovono e’ una logica vecchia e non molto  chiara. In Italia le “novità” a scopo  sociale rischiano di essere usate come specchietti per le allodole facendo sì  che compaiano Enti, Consorzi, Onlus e quant’altro che di sociale  hanno solo il pretesto, di reale hanno la volontà di intascare da chi crede veramente in queste forme di partecipazione. Quando le  amministrazioni pubbliche si convincono di investire nell’Housing Sociale si dovrebbero  affidare non alle competenze di un tecnico qualunque ma ad uno gruppo di 
persone preparate che garantisca la cura degli aspetti sociali e  organizzativi dei veri protagonisti del processo edile che in gran parte  saranno gli utenti finali, che monitori e porti avanti l’iter finanziario e  burocratico della complessa genesi del processo autocostruttivo o di  Autorecupero, che svolga la funzione di facilitatore nei processi della  progettazione partecipata prima e delle fasi operative di cantiere  dopo
Ma questo e’ difficile da comprendere da parte delle amministrazioni locali, che in  questi ultimi tempi si fanno promotrici di PRECONFEZIONATI PROGETTI DI
AUTOCOSTRUZIONE e non  di PROGETTI DI PROCESSO DI AUTOCOSTRUZIONE in cui il progetto scaturisca dalla mobilitazione delle energie delle persone e porti alla creazione di ambienti e spazi  che sappiano meglio esprimere la “cultura”  del luogo in tutti i suoi molteplici aspetti. 
Il danno, nel caso si  affidi la gestione di processi di Autocostruzione o Autorecupero alle  competenze di speculatori, che intascano dal pubblico per le loro  consulenze e di fatto concludono poco o niente, non è solo economico –  perché viene sottratto denaro – …il danno è cronico: le Amministrazioni  che vedessero il fallimento anche solo di un intervento non si  fiderebbero più di investire in queste forme di  partecipazione, a danno  di tutti i possibili beneficiari che ne hanno bisogno, che ci credono e che  da soli si sentono persi. 
In Italia i cantieri di Autocostruzione in regola con tempi e costi previsti in progetto  sono pochi rispetto a quello che nelle fonti di divulgazione immediata come il  web appare. E siccome non vogliamo correre  questo rischio, pensiamo sia opportuno che la richiesta di autocostruzione non  venga dall’alto ma nasca da proposte della gente e quindi se avete interesse per  questo tema, se siete interessati a costruire una casa per voi e la vostra  famiglia e pensate che  la nostra  proposta possa rappresentare una risposta alle vostre esigenze, pensiamo  insieme a delle strategie per ottenere lo scopo e per farci noi promotori nei  nostri comuni di proposte e progetti. 
Noi  intanto stiamo lavorando su vari aspetti dell’autocostruzione:
  • Elaborando sistemi costruttivi con materiali quali paglia, legno, terra, calce che:
- siano adatti  all’autocostruzione: Il sistema che abbiamo elaborato, e con cui  costruiremo presto diverse case in paglia, permette che tutte le parti dell’edificio (struttura in  legno, tamponamento in balle di paglia e intonaci) che presuppongono per la loro costruzione una certa esperienza e  manualita’, siano rese particolarmente semplici ed a “prova di autocostruttore”  senza esperienza nell’ambito edilizio.
- siano economicamente  sostenibili: Con questo sistema una famiglia o un gruppo di amici o una  giovane coppia puo’ costruirsi una casa sana ed energeticamente efficiente a  costi veramente contenuti (si valuta un costo a mq di muratura comprensivo di
struttura + tamponamento con ottime performances energetiche  + intonaco pari a 30 euro/mq. Si consideri che solo il costo di 1 mq di intonaco in edilizia convenzionale si  aggira intorno ai 20 euro!).  
Si valuta che il tempo di costruzione per un edificio di 100 mq con due persone  che ci lavorano, si aggiri su 1 mese per quanto riguarda la struttura e 2 mesi  e mezzo per la realizzazione dei tamponamenti e degli intonaci. Si sono gia’  costruiti edifici in autocostruzione con questa tecnica costruttiva con costi  pari  a 500-550 euro/mq.
- realizzino una struttura semplice e snella che permetta una  AUTOCOSTRUZIONE FAMILIARE legale a tutti gli effetti.

In Italia la cosiddetta “AUTOCOSTRUZIONE FAMILIARE” dove piccoli gruppi di  persone, parenti o amici o semplici volontari si mettono insieme a lavorare per  costruire una casa, non e’ prevista dalla nostra legislazione (a differenza di  gran parte degli altri paesi Europei – ad es. in Francia un  autocostruttore  puo’ costruire la sua casa fino a un massimo di 170 mq senza difficolta’  facendosi aiutare da parenti ed amici, dando semplicemente  comunicazione al  comune che il suo sara’ un “cantiere condiviso”). 
Noi stiamo lavorando cercando  di coinvolgere il maggior numero possibile di persone che da anni si occupano del  tema, comuni, regione, Asl,  etc per risolvere il problema. Abbiamo gia’ delineato alcuni sistemi organizzativi che  ci permettono di essere operativi a breve.
- comprendano una formazione  adeguata degli autocostruttori: Gli autocostruttori saranno formati sia  alla tecnica costruttiva che andranno a mettere in opera sia a tutte le  problematiche della sicurezza in cantiere. 
  • Organizzando  un gruppo di tecnici (ingeneri, architetti, carpentieri) che sappia  lavorare ad una progettazione e esecuzione partecipata e disposti a condividere con gli autocostruttori questa esperienza.
Se siete interessati, contatteci: info@edilpaglia.it
Fonte immagini: web

giovedì 10 novembre 2011

Rete Valbisenzio in Transizione: un weekend operoso (ma non solo)


Un weekend con damigiana?
Non vi paia cosa strana!



Il 12 e 13 novembre i membri della Rete Valbisenzio in Transizione si riuniranno per:
  • il sabato fare le semine invernali  e altri lavori necessari nell'orto sinergico condiviso
  • la domenica lavorare sui progetti network per il baratto e condivisione auto in Valle del Bisenzio, e blog della Rete V.B.T.
 ....e poichè lo spirito della Transizione è essenzialmente positivo, allegro e godereccio .........



Non dimenticate le damigiane!!!!!! ^_^






 12/11/11
Attenzione Attenzione! Contrordine: poichè molti componenti della Rete VBT sono ancora impegnati nella raccolta delle olive, il weekend con damigiana è spostato a data da destinarsi. Nel frattempo...... occhio alle damigiane!!!! XD

lunedì 7 novembre 2011

No Impact Day. Una giornata a impatto (quasi) zero


 

Credi che il cambiamento sia possibile a partire da ognuno di noi?
Credi che vivere a impatto zero sia impossibile ma ridurre l’impatto sia estremamente necessario?
Stai già sperimentando pratiche per la riduzione dell’impatto e il cambiamento degli stili di vita?

 

Se vuoi partecipare al primo esperimento collettivo per una cultura della riduzione dell’impatto ambientale, clicca qui 

 

Fonte: www.mt0.it

giovedì 27 ottobre 2011

La crisi finanziaria & il Genio Collettivo - Come possiamo trasformare questo momento di crisi?

 Grazie alla capacità organizzativa di Ellen Bermann (presidente di Transition Italia) e al sostegno  di “Carimate in Transizione”  lo scorso sabato si è svolto un incontro con Nicole Foss (The Automatic Earth) su ”LA CRISI FINANZIARIA & IL GENIO COLLETTIVO”
L' intervento si trova QUI , insieme al link per andare a vedere i risultati (“instant report”) dei workshops del pomeriggio, tenuti con il metodo meravigliosamente efficace del”Open Space Technology
 



Di Ellen Bermann
resoconto di sabato 22 ottobre

E’ un periodo di grandi trasformazioni in cui le crisi in atto ci chiederanno una notevole capacità di adattamento. Sono diverse le componenti che incidono ma i moventi che avranno maggiore incisione, soprattutto a breve termine, saranno le dinamiche dal punto di vista energetico e finanziario. Uno scenario di depressione deflazionistica unito ad una crisi energetica – con forte influenza reciproca.
Iniziamo a fare qualche riflessione preliminare sull’energia e su quanto la complessità della nostra attuale società globalizzata sia stata resa possibile proprio grazie alla disponibilità energetica (petrolio) a basso prezzo. Se le società pre-industriali vivevano nei limiti dell’energia corrente disponibile (energia dal sole immagazzinata sotto forma di biomassa), le società industriali e post-industriali invece si sono potute sviluppare grazie all’energia ereditata dal passato, cioè le risorse fossili. Ora queste risorse fossili hanno raggiunto il cosiddetto picco e quello che rimane sarà sempre più oneroso e difficile da estrarre. Le scoperte di petrolio hanno “piccato” negli anni sessanta e da quel momento di petrolio ne è stato sempre scoperto meno, mentre la curva di produzione è arrivata al picco proprio in questi anni.
Un concetto importante da comprendere è l’energia netta disponibile, definita dall’EROI (Energy returned on energy invested). Agli albori dell’industria petrolifera il rapporto era 100:1 (se investivamo 1 di energia ne ricavavamo 100), oggi invece siamo a circa 10:1 e sta scendendo costantemente. Il livello minimo per mantenere in funzionamento la nostra società complessa è stimato a 5:1. Se confrontiamo l’andamento dell’energia lorda con quella netta sulla curva a campana di Hubbert possiamo notare che nel tratto ascendente (prima del picco) le due curve sono veramente poco discostate l’una dall’altra ma la storia cambia dopo il picco (quando la curva declina). Siamo costretti a investire sempre maggiore percentuale dell’energia ricavata per produrre altra energia e mantenere il sistema.  Confrontando poi gli EROI abbiamo poi l’amara constatazione che ne le energie rinnovabile ne il nucleare ha rapporti incoraggianti in grado di garantirci che il ” business as usual” possa continuare ancora per molto.
L’energia disponibile determina le attività economiche ed è proprio l’energia abbondante che abbiamo avuto a disposizione che ha a sua volta creato l’enorme bolla finanziaria all’interno della quale ci troviamo. Ogni bolla finanziaria, una volta creata segue la propria dinamica e prima o poi … scoppia. E quando scoppia la bolla finanziaria trascina con se tutto il resto del sistema.  Le bolle sono dei sistemi piramidali (Ponzi schemes), auto-limitanti, dove chi entra per primo guadagna mentre tutti quelli che arrivano dopo perdono tutto e anche molto in fretta. Gli schemi piramidali creano quindi ricchezza virtuale tramite la speculazione. La responsabilità è delegata al “cliente” (caveat emptor). 
 I mercati non si comportano in modo razionale ed efficace ma sono guidati dalle percezioni e dalle emozioni. Non ci sono informazioni veritiere – nemmeno da parte degli  ”esperti” di borsa ed economia. Il comportamento è gregario, dove nella fase espansiva prevale l’avidità e la speranza (se uno compra comprano tutti gli altri anche se nessuno sa esattamente cosa stia facendo) mentre in fase di contrazione prevale la paura (se uno vende anche gli altri vendono presi dal panico). Il mercato è il principale indicatore di dove stia andando l’economia reale.
Non è la prima bolla finanziaria, anche se questa è gigantesca ed ha iniziato a gonfiarsi a partire dal 1982, quindi cresciuta per 30 anni.
Una prima bolla risale addirittura al 1300 e rotti, proprio qui in Italia, che ha coinvolto il sistema bancario veneziano e fiorentino dell’epoca. Mentre altre bolle o manie storiche sono state quelle dei tulipani (Olanda 1637), della compagnia dei mari del sud (Inghilterra 1722), e la grande crisi del 1929 negli Stati Uniti d’America. Interessante notare nei grafici che ogni volta la fase di crollo è sempre stata molto rapida (la curva precipita quasi in verticale) con un valore di mercato degli asset (beni) che cade sempre al di sotto del punto di partenza di quando la bolla ha avuto inzio. Quindi quella attuale potrebbe portare gli attuali valori (immobili, ecc.) al livello degli anni settanta (se vogliamo essere ottimisti).
Proviamo ora a capire cosa significano termini come “INFLAZIONE” e “DEFLAZIONE”:
L’inflazione e la deflazione NON sono indicatori di prezzi che salgono o scendono, ma inflazione significa un aumento della massa monetaria e del credito in relazione a beni e servizi disponibili, mentre la deflazione è il contrario. Prezzi in salita o in discesa sono quindi indicatori di cambiamenti nella disponibilità monetaria. Prezzi adattati ai cambiamenti nella disponibilità monetaria sono prezzi reali e cambiamenti nei prezzi reali mostrano cambiamenti nel potere d’acquisto.
L’inflazione monetaria taglia la torta della ricchezza in fette più piccole e l’espansione del credito crea invece eccessive rivendicazioni sulla ricchezza reale alla base.
Il credito attualmente eccede il 95% dell’effettiva disponibilità monetaria.  Come se in cento stessimo facendo il gioco delle sedie musicali e quando si ferma la musica tutti ci precipitiamo sull’unica sedia disponibile – ovviamente solo uno riuscirà a sedersi mentre gli altri restano fuori. Per cui estinguere le eccessive rivendicazioni significa deflazione!
Quindi quello che ci aspetterà è che intere classi di beni avranno un valore reale inferiore in quanto il valore virtuale in eccesso sparirà.
Cosa succede quindi in uno scenario di deflazione?
Risposta: Il credito sparisce, la disoccupazione aumenta, i salari calano. Certo, cadranno anche i prezzi ma il potere di acquisto scenderà più velocemente dei prezzi. Questo significa che tutto diventerà velocemente meno accessibile. E una % più grande di una massa monetaria più piccola cercherà di procurarsi i servizi essenziali. Vedremo quindi aumentare tutti i costi reali, ma quelli dei beni vitali ancora più velocemente.
Quello che conterà sarà il valore del denaro liquido relativo a beni e servizi. Con la caduta dei prezzi, il valore del denaro liquido aumenterà ed avere capitale in liquidità permetterà a reggere il colpo. Le persone saranno però molto restie a spendere perché sarà difficile guadagnare.
In questo scenario sarà quindi molto di più il denaro “a riposo” che quello circolante e sarà come se mancasse il lubrificante che permette al motore di funzionare.
Ora consideriamo alcuni aspetti come il debito totale degli Stati in relazione al PIL, dove quasi tutti gli Stati mostrano una percentuale oltre il 100% (471% per il Giappone, 466% per la Gran Bretagna, 366% per la Spagna, 323% per la Spagna, 315% per l’Italia, 285% per la Germania). L’unica nazione messa meglio sembra essere la Russia in quanto è al 71%. Il debito aggregato ha diverse componenti (governo, aziende, famiglie e banche). Per l’Italia prevale l’indebitamento da parte dello Stato, mentre, buon notizia, le famiglie risultano meno indebitate.
Il problema dell’Italia è che sta crescendo lo Spread dell’Italia nei confronti dei bond tedeschi e i CDS (Credit Default Swaps), cioè assicurazioni (scommesse) sul possibile fallimento dell’Italia. Pertanto il costo dei prestiti rischia di arrivare a livelli insostenibili.
Ma tutta l’Europa è nella m…. (scusate l’espressione scurrile !) Le disparità regionali sono molto forti come soprattutto l’antagonismo del centro verso la periferia. La moneta unica impedisce variazioni nei tassi di cambio che assestavamo gli squilibri in passato. Il fatto è che il debito non può essere ristrutturato senza una crisi bancaria sistemica. Non c’è poi mandato politico per l’emissione di eurobonds e per istituire un’unione fiscale per cui pare che gli Stati non abbiano altra alternativa che proporre pesanti programmi di austerità. Solo che qui il cane si morde la coda: i programmi di austerità portano alla contrazione economica che a sua volta impedisce la restituzione del debito e porta alla fine al default. Diventa sempre più probabile la frammentazione caotica dell’Eurozona. Secondo Nicole è imminente l’uscita della Grecia, seguiranno a ruota Portogallo e Irlanda e seguiti dal resto della banda dei PIIGS, cioè Spagna e Italia. 
Ricapitoliamo la situazione del Belpaese: alto debito pubblico, rating che scende, tasso d’interesse in continuo aumento per cui ogni prestito diventa sempre più oneroso. Lo spread dei CDS aumenta perché si intuisce il rischio di default. In situazioni come queste aumenta il rischio di fuga di capitali per cui sarà sicuramente in arrivo il controllo sui patrimoni. Ci potrebbe essere il rischio di ri-emissione di moneta (la “Nuova Lira”?) con un costo probabile del 50% del PIL.
L’austerità costringerà alla contrazione e il tutto con un forte rischio di disperazione che potrebbe accentuare i disordini sociali.
Ci salverà la Cina ? Purtroppo no, i Cinesi non compreranno i debiti Italiani ma gli asset cioè gli importanti patrimoni nazionali. In Italia ci si lamenta sempre del sommerso mentre questa sostanziale economia “informale” potrebbe persino dare un aiuto quando le cose si metteranno veramente male in quanto denota delle relazioni forti e comunque presenti.
Le buone notizie per l’Italia sono un basso indebitamento delle famiglie ed una bassa dipendenza dal credito – sembrerà poco ma forse meglio di niente.
Come ricolleghiamo ora tutto questo nuovamente al discorso dell’energia ? 
Inizialmente si specula ed i prezzi delle materie prime salgono per la paura di scarsità che poi innesca un collasso della domanda dovuto alla mancanza del potere d’acquisto. Crollano quindi i prezzi. Quindi avremo una sovra-produzione temporanea.
Fattori che portano al collasso dell’offerta sono l’alto rischio e gli investimenti ridotti. Non ci sarà denaro per far fronte alla manutenzione delle infrastrutture energetiche e l’intero sistema trasporti sarà a rischio collasso. Assisteremo ad una grande volatilità dei prezzi ed accaparramento di risorse che renderanno ancora più acuti i fattori geopolitici. 
Ok, è una mazzata ….
Quale strategia adottare quindi ?
  • Minimizza il debito
  • Elimina la dipendenza dal credito
  • Tieni del contante o equivalenti
  • Orientati verso beni durevoli e cose che veramente servono (terra, attrezzi, tutto quello che può durare nel tempo)
  • Diffida del sistema bancario
  • Vendi azioni, proprietà immobiliari, gran parte delle obbligazioni, materie prime
  • Acquisisci un minimo controllo su quello che è essenziale (dove vivere, mangiare, bere, servizi essenziali)
  • Prendi in considerazione i metalli preziosi come assicurazione – compra oro (fisico, non certificati che sono carta straccia) solo se puoi tenerlo lì per almeno 20 anni – come è già successo nelle precedenti depressioni è probabile che gli Stati decreteranno la detenzione privata di oro come illegale.
  • Diventa tollerante ai rischi (i rischi saranno onnipresenti ma la vita dovrà continuare)
  • Trasforma le comunità virtuali in reali
  • Un approccio comunitario è sempre più forte di quello individuale
  • Metti insieme ad altre persone le risorse (tempo, competenze, entusiasmo, soldi) 
  • Considera l’approccio “Transition Towns”
  • Metti su banche del tempo, monete locali, orti comunitari
  • Lavora insieme ad altre persone per costruisce il capitale sociale

Le relazioni e la fiducia sono alla base della società!
Dobbiamo costruire un sistema robusto in quanto dipendenza significa vulnerabilità e guardare all’incertezza con flessibilità. La parola magica è resilienza ! 
Le organizzazioni di base devono prepararsi a rimpiazzare le funzioni delle istituzioni centralizzate che collasseranno. Il futuro appartiene a chi saprà adattarsi !
Come potranno essere i lavori a prova di depressione?
Meglio cercare di essere dalla parte non discrezionale dell’economia e non dipendere dai soldi “matti” di qualcun altro. Saper mediare tra le interazioni umane sarà importante come anche essere capaci di fornire beni e servizi essenziali.  Molto utile è sviluppare competenze pratiche come anche aver competenze in cure mediche di base. Saranno poi apprezzate le attività ricreative a poco costo.  Anche nei periodi di grandi depressioni storiche le persone spendevano parte dei pochi soldi che avevano per andare per esempio al cinema anche se avevano poco da mangiare. Imparare ad essere divertenti ed intrattenitori potrebbe aiutare a soddisfare i propri bisogni primari.
Una dimensione da non sottovalutare, anzi, da tenere in estrema considerazione, è il possibile aumento della paura e della rabbia collettiva. Il rischio è di cadere nella colpevolizzazione distruttiva e nella iper-reazione che potrebbe solo peggiorare ulteriormente la situazione. Le energie devono essere concentrate su attività costruttive e dobbiamo mettere in atto strategie ed attività per un’inoculazione psicologica positiva.
 Concludendo, ci aspetta un periodo di grandi cambiamenti dove ci sarà scarsità di denaro e poi di energia. Il “Business as usual” non sarà possibile e vedremo il collasso dei sistemi centralizzati. I consueti gruppi politici saranno molto vulnerabili e facilmente perderanno di legittimazione e credibilità.
Nella ricerca di soluzioni per questo periodo di trasformazione bisogna cercare di preservare la libertà di azione (sarà molto a rischio, le istituzioni centralizzate si stanno preparando ad un maggiore controllo sociale e possibile militarizzazione) perché questa sarà indispensabile per la presa di responsabilità da parte delle comunità locali, che devono essere rafforzate, per poter rispondere in modo creativo ai cambiamenti. Infine, dobbiamo cercare di resistere alla nefasta psicologia della contrazione ma nutrire la nostra parte psicologica e spirituale.
Ora dopo l’esposizione lucida di Nicole, il gruppo si trova ad elaborare oltre alle domande di approfondimento per ottenere maggiori delucidazioni da parte della nostra relatrice anche possibile soluzioni tramite l’Open Space. La domanda che stimola le riflessioni è infatti “Come possiamo trasformare questo momento di crisi ?”
La plenaria dell’Open Space parte in modo vulcanico e in poco più di 5 minuti si raccolgono quasi 20 proposte di discussione delle quale verranno elaborate 14.

Quanto è stato discusso lo trovate nel sopramenzionato Instant Report.

Bello ed emozionante anche il circolo di chiusura di fine lavori. Abbiamo passato una bellissima giornata insieme, abbiamo stretto contatti, costruito reti, raccolto idee. Cosa dire – se andiamo avanti così non ci sarà crisi che tenga. Forse iniziamo finalmente a comprendere che “Siamo noi quelli che stavamo aspettando” Ebbene sì, amo questa frase ….

 Fonte: http://carimateintransizione.wordpress.com

venerdì 5 agosto 2011

Campo MIR in Valle del Bisenzio: Transition Towns, progettare e attivare la Transizione

L'Associazione "Venti di Terra" (Rete Valbisenzio in Transizione) organizza e ospita un Campo MIR sul tema: Transition Towns: progettare e attivare la transizione
Il campo si terrà a Gricigliana (Valle del Bisenzio)  dal 14 al 21 agosto 2011


Programma

Domenica 14 agosto
arrivo e sistemazione 
Cerchio di presentazione dei partecipanti

Lunedi 15 agosto

Mattino 9.00/12.30 lavori alla struttura suddivisi in tre sezioni: agricoltura naturale (orto sinergico, semina con tecnica delle palline di argilla), bioedilizia (realizzazione di un toilet compost con la tecnica delle balle di paglia e dell'intonaco di argilla, lavori in legno al soppalco) e atelier pratici (impagliatura di sedie, pane a lievitazione naturale, lo yogurt e il kefir, cucina naturale e vegetariana).

Pomeriggio 15.30/19.00

Il movimento delle Citta' in Transizione: un po' di storia.
Prima tappa: insorgere della consapevolezza, perché è necessario che tutti ci mettiamo in movimento?
presentazione del paradigma di Parknas ALLARME-DIALOGO-INTERCONNESSIONE- RICARICA-AZIONE 
Attività di training 
Gioco Bomba-scudo
riflessione sul tema del rischio-ambientale connesso al rischio economico e sociale: Il picco del petrolio, il cambiamento ambientale
Gioco Tempi opportuni sul tema di Fiducia/Paura
Tensiostruttura

Martedi 16 agosto
Mattino lavori alla struttura

Pomeriggio
fase del dialogo
attività di OPEN SPACE: Come possiamo stimolare l'azione verso la transizione? 

Mercoledì 17 agosto
Mattino lavori alla struttura

Pomeriggio
fase della Ricarica
Le paure che ci impediscono di agire
I 12 passi e i 7 ma della transizione
Giochi di interazione: Gatto e topi, Sci d'acqua, Sculture a Gruppi


Giovedì 18 agosto
Uscita dal Bioparco della Tignamica all'orto condiviso della Rete Valbisenzio in Transizione di Savignano- Vaiano (Po)

Venerdì 19 agosto
Mattino lavori alla struttura

Pomeriggio
Gioco 4 tribù: Progettiamo la nostra città ideale (Spazio- tempo - denaro)

Sabato 20 agosto
Mattino lavori alla struttura

Pomeriggio
Verifica del campo
Cerimonia dei Totem: il nostro richiamo all'Azione!


Domenica 21 agosto
Partenza


                                                      Per informazioni: 
Nadia e Giovanni 0574 981733 e 328 8755708
Lorenzo 0574 984101 e 331 2030358
Niccolò 339 5795234